“Moonlight”, quando le tematiche non possono bastare

Parliamo dell’opera che ha vinto di recente tre Premi Oscar, fra cui quello come Miglior Film: “Moonlight”, diretto da Barry Jenkins.

Little (Alex R. Hibbert) è un bambino che parla poco, sopraffatto da una madre tossicodipendente (Naomie Harris) che a tutto pensa tranne che a lui, e dal dover crescere –  di fatto – da solo. La comunità nera di Miami, disagiata a livello sociale nei sobborghi della città, non è il luogo ideale dove vivere ma quando Little si imbatte in Juan (Mahershala Ali), uno spacciatore con stile da gentiluomo che salva il piccolo dall’assalto di un gruppo di compagni malintenzionati e lo riporta a casa dopo averlo accudito con la moglie Teresa (Janelle Monae), qualcosa cambia. Col tempo, saranno proprio Juan e Teresa i genitori che Little non ha mai avuto. L’adolescenza porterà Little ad essere chiamato col suo nome, Chiron (Ashton Sanders), dagli altri, ma non ancora a risolvere il disagio di una vita difficile e a capire che il colore della sua pelle o la consapevolezza di essere gay non devono rappresentare un problema. Varie vicissitudini lo portano quindi all’età adulta, quando Chiron adesso è per tutti l’imponente Black (Trevante Rhodes) ma dentro è forse ancora Little…

Tra i film vincitori di Oscar con uno dei budget più stretti di sempre (1.5 milioni di $, secondo Variety), Moonlight ha sorpreso tutti alla Notte degli Oscar anche se, devo dire, la sua affermazione non era così inattesa, viste le conquiste in ogni premiazione, compresi i Golden Globes. E, a maggior ragione, vista l’aria che tirava dalle parti dell’Academy, nel periodo in cui quasi tutti gli artisti di Hollywood (e non solo) hanno reagito all’affermazione di Trump come nuovo Presidente degli Stati Uniti e hanno sentito l’esigenza di riaffermare l’importanza di valori condivisi, specie dal punto di vista sociale e dei diritti dell’individuo.

Ma questa edizione degli Academy Awards ha visto il netto prevalere della politica sul cinema in maniera troppo dirompente. È una novità? Tutt’altro. Solo che questa volta, come ho già sottolineato nel commento dopo la Notte degli Oscar, si è esagerato, forzando le scelte che, oggettivamente, non hanno premiato la qualità cinematografica. E questo era già chiaro dalle Nomination e ancora di più lo è stato dopo la cerimonia del Dolby Theatre.

Perché? A mio parere, il motivo è presto detto. Si è evidenziato, e giustamente, come le tematiche del film siano di stringente attualità. E, certamente, in USA sono argomenti che vengono accolti con ancor più sensibilità, visto che la questione razziale è più che mai importante. La storia di Chiron, in tre momenti della sua vita, è la stessa di molti altri ragazzi neri delle periferie delle città statunitensi, dove esistono quartieri come ghetti e la droga, la criminalità, la povertà sono piaghe difficili da debellare. Il protagonista è alle prese con un percorso che racchiude in sé tutte queste problematiche: è vittima di soprusi, ha una madre allo sbando, e la scuola non è l’ancora di salvezza che dovrebbe essere. Durante la narrazione, però, la scelta di Jenkins è di procedere per sottrazione, stimolando la capacità dello spettatore di darsi da solo le risposte necessarie; ma, così facendo, restano troppe le cose non dette e molti gli aspetti trattati ora con sbrigatività, ora con eccessiva indolenza. La sensazione che a me è rimasta è di un film che dia troppe conseguenze (dovute alle scelte e alle azioni di Chiron) per scontate (Chiron, appunto, sembra non aver scelta) e che molti momenti restino sospesi sul filo dell’ambiguità e dell’irresolutezza. I limiti sono da addebitare, principalmente, proprio alla sceneggiatura di Barry Jenkins e Tarell Alvin McCraney, realizzata su un soggetto di quest’ultimo (il dramma “In Moonlight Black Boys Look Blue”). Ecco perché stupisce come l’Academy abbia preferito questa scrittura a quella, ad esempio, di Eric Heisserer per Arrival, i cui pregi sono invece evidenti e che anche io avevo cercato di sottolineare nella mia recensione.
A Barry Jenkins va comunque riconosciuta un certa delicatezza nella sua regia, soprattutto nella capacità di non soffermarsi troppo su certi dettagli e nel saper trarre il meglio da un cast che si rivela la parte migliore di Moonlight. Ai tre attori che impersonano le varie età del protagonista vanno aggiunti uno splendido Mahershala Ali, che ha vinto meritatamente il Premio Oscar come Miglior interprete non protagonista e il cui personaggio non può che restare scolpito (un gigante buono dall’animo gentile, nonostante il mestiere che fa), una dolcissima Janelle Monae e, infine, una intensa Naomie Harris.

Ma Moonlight, a mio parere, non ha né la struttura narrativa né la portata tecnica per poter superare un film come La La Land o lo stesso Arrival nella categoria più importante agli Oscar. In particolare il capolavoro di Chazelle è dotato di tutte le caratteristiche migliori che un film possa avere, così come l’opera di Villeneuve è una pellicola di estremo valore nel campo della fantascienza contemporanea e non soltanto. Moonlight, peraltro, non è certo il primo film che si occupa dei temi che abbiamo evidenziato in precedenza: ma è stato caricato, da parte della critica d’oltreoceano, dall’opinione pubblica e soprattutto dalle giurie di una responsabilità più grande di sé stesso e proprio quando i messaggi contrari al populismo (e alla discriminazione) dilagante sono all’ordine del giorno. Ma a che serve utilizzare dei premi cinematografici per altri fini? Non è più ragionevole farlo con altri mezzi? È una domanda retorica, lo so: ma da appassionato di cinema, affermo con decisione come invece sia una questione che andrebbe posta, e in maniera definitiva.

 

Il voto di Ieri, Oggi, Domani

2-stelle

Moonlight racconta una storia significativa ma, a fronte di una prima parte ben costruita, cede alla distanza, rifugiandosi negli stereotipi e nell’eccessivo non detto. La delicatezza di Barry Jenkins non viene sostenuta dalla sceneggiatura. Occasione sprecata, che neppure un Oscar può rimediare. 

La scheda del film

Moonlight, regia di Barry Jenkins – USA 2016 – Drammatico
interpreti principali: Alex R. Hibbert (Little), Ashton Sanders (Chiron), Trevante Rhodes (Black), Mahershala Ali (Juan), Naomie Harris (Paula), Janelle Monáe (Teresa), Andre Holland (Kevin), Jharrel Jerome (Kevin, a 16 anni), Edson Jean (Mr. Pierce), Jaden Piner (Kevin, a 9 anni), Patrick Decile (Terrel)
Soggetto e Sceneggiatura: Barry Jenkins, Tarrell Alvin McCraney, dal dramma “In Moonlight Black Boys Look Blue”
Fotografia: James Laxton
Montaggio: Joi McMillon, Nat Sanders
Scenografia: Hannah Beachler
Costumi: Caroline Eselin
Musica: Nicholas Britell
Casting: Yesi Ramirez
Prodotto da A24, Plan B Entertainment per Lucky Red
Formato: a colori
Durata: 111′
Uscita USA: 18 Novembre 2016
Uscita Italia: 16 Febbraio 2017

Locandina italiana Moonlight

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