Le Quattro Giornate di Napoli

Diretto da Nanni Loy nel 1962, “Le Quattro Giornate di Napoli” è un film importantissimo per la sua valenza storica e narrativa: racconta, infatti, dei giorni della rivolta della popolazione napoletana contro gli oppressori tedeschi, tra il 27 e il 30 Settembre 1943.

A seguito dell’Armistizio tra Italia e Alleati annunciato l’8 Settembre 1943, i tedeschi nelle città ancora occupate alzarono il livello di guardia per fronteggiare l’arrivo degli anglo-americani che si stavano già dirigendo verso la Campania. Ma già dai giorni successivi, il Comando tedesco stava perdendo il controllo sulla città partenopea. Gli scontri erano iniziati, ma erano soprattutto gli italiani a perire, sia dell’esercito che della popolazione civile.
Il 12 Settembre, il colonnello Walter Schöll, comandante delle forze tedesche a Napoli, pubblicò nuovi divieti nei confronti dei cittadini, e proclamò lo stato d’assedio e il coprifuoco in orari stabiliti, oltre che misure nei confronti di chi avrebbe attaccato i soldati del Reich, con fucilazioni e rappresaglie. Ma la situazione non si calmò. I soldati italiani continuavano a ribellarsi, almeno coloro che non erano più fedeli al fascismo, che nel frattempo si stava riorganizzando al Nord, dopo la liberazione del Duce e la successiva fondazione della Repubblica Sociale italiana.
L’esecuzione di alcuni soldati e marinai italiani, in particolare di uno di questi ultimi in maniera dimostrativa davanti l’ingresso centrale dell’Università di Napoli da parte dei tedeschi che costrinsero la popolazione ad assistere, fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Ed è proprio da qui che parte il racconto del film di Nanni Loy: il marinaio (interpretato da Jean Sorel) viene fucilato, e l’eccidio scatena la rabbia dei napoletani. Nel frattempo, il colonnello Schöll ordina che tutti gli uomini di età compresa tra i 18 e i 33 anni devono essere deportati nei campi di lavoro in Germania. Ma, visto che non si presenta quasi nessuno in modo volontario, sono i tedeschi a cominciare i rastrellamenti. La ricostruzione storica di Loy avviene in maniera impeccabile, con i camion e i mezzi tedeschi che entrano nei quartieri più popolosi della città e nelle case, con le persone che cercano di fuggire. Famiglie terrorizzate, mogli che difendono i coniugi, figli in lacrime, ragazzi caricati a forza, gente che si difende. Intanto, altri fuggono da Napoli, dopo che il Comando tedesco aveva ordinato anche l’evacuazione delle zone confinanti al Porto, con l’idea di distruggerlo per impedire il possibile sbarco Alleato.
Ma tutto questo rappresenta anche l’inizio della ribellione. Così, i napoletani riescono a evitare la deportazione degli uomini. Molti però vengono arrestati e condotti in vari punti della città.


La lotta continua. Piccoli episodi ci vengono raccontati da Loy: conosciamo una famiglia che si divide, una che si ritrova, o le storie di persone che si amano durante giorni difficili, come Maria (interpretata da Lea Massari) e Salvatore (Frank Wolff). O una madre che vede andare via il proprio figlio di 12 anni che si unisce ai combattimenti. Sono Concetta e Gennaro Capuozzo (interpretati da Regina Bianchi e dal piccolo Domenico Formato). Ma pure il giocatore di carte, o il semplice cittadino che esasperato dalla guerra va per strada e combatte.
Il film è corale, tutti sono protagonisti ma nessuno lo è più di un altro: fra gli altri attori, spiccano Gian Maria Volonté (nel ruolo del capitano Stimolo, che guiderà un gruppo di combattenti fino all’alba del 1° Ottobre), ma anche Aldo Giuffrè, Georges Wilson, Enzo Cannavale, Franco Balducci, Enzo Passarelli e Carlo Taranto.


Da accompagnamento al film, c’è il magistrale commento musicale del maestro Carlo Rustichelli, in particolare attraverso la Tarantella della Liberazione nei suoi diversi arrangiamenti: da uno più intenso e drammatico, a un altro più lento e di attesa, che racconta dell’oppressione e del senso di libertà che la gente di Napoli invocava, da tempo.

Fra i momenti più toccanti del film, vi è senza dubbio l’attacco al Campo Sportivo del Littorio, al Quartiere del Vomero, dove si trovavano molti prigionieri. Nanni Loy ci porta dentro Napoli, nelle caserme prese d’assalto, fra le case distrutte, in una lotta senza fine. Ed è contro un carro armato che perde la vita proprio il già citato Gennaro Capuozzo, che ritroviamo: tenta di lanciare una bomba a mano contro un panzer tedesco, ma viene ucciso da una granata nemica; a soli 12 anni Gennarino si sacrifica per la Libertà. Diventa così il Simbolo delle Quattro Giornate di Napoli, e verrà insignito alla Memoria della Medaglia d’Oro al Valore Militare.


Tutti i quartieri sono teatro di battaglia, ma i tedeschi, consapevoli del fatto che gli Alleati sarebbero arrivati molto presto, cominciano a retrocedere poco alla volta. Il Quartier Generale viene espugnato dagli insorti, e il colonnello Schöll, in cambio della ritirata definitiva, rilascia i prigionieri che ancora erano sotto chiave. Ma i nemici lasciano dietro di loro tanti altri incendi, uccisioni e distruzioni durante la fuga, per rappresaglia e non tradendo il loro spirito di odio.

Il 30 settembre Napoli è libera: all’alba del giorno seguente, arrivano gli Alleati.

Scritto da Nanni Loy con Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa e Carlo Bernari, da un soggetto al quale contribuì anche Vasco Pratolini, Le Quattro Giornate di Napoli resta ancora oggi un film da riscoprire, perché racconta con efficacia e veridicità uno dei momenti più drammatici della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza. L’esempio dei napoletani, che con coraggio e determinazione cacciarono i tedeschi, verrà seguito anche dai partigiani e da molti civili del Centro e Nord-Italia alla fine del ’43, nel ’44 e fino alla Liberazione del 25 Aprile 1945.

Il voto di Ieri, Oggi, Domani

Le Quattro Giornate di Napoli è un affresco storico impeccabile e dal valore civico enorme.


La scheda del film

Le Quattro Giornate di Napoli, regia di Nanni Loy – Italia 1962 – Guerra, Storico, Drammatico
interpreti principali: Raffaele Barbato, Charles Belmont, Regina Bianchi, Silvana Buzzanca, Enzo Cannavale, Luigi De Filippo, Antonella Della Porta, Adriana Facchetti, Anna Maria Ferrero, Domenico Formato, Aldo Giuffrè, Curt Lowens, Pupella Maggio, Rosalia Maggio, Lea Massari, Vera Nandi, Renato Rascel, Jean Sorel, Franco Sportelli, Enzo Turco, Gian Maria Volontè, Georges Wilson, Frank Wolff
Soggetto: Nanni Loy, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Vasco Pratolini
Sceneggiatura: Nanni Loy, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Carlo Bernari
Fotografia: Marcello Gatti
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Scenografia: Gianni Polidori
Musica: Carlo Rustichelli
Prodotto e distribuito da Goffredo Lombardo per Titanus
Formato: in bianco e nero
Durata: 115′

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