Momenti di Musica: Nino Rota, gli anni ’60


Prosegue il nostro viaggio alla riscoperta di Nino Rota. Nel primo post a lui dedicato, avevamo sottolineato come oltre a dedicarsi al mondo del Cinema, il Maestro non avesse mai tralasciato gli studi e l’approfondimento della Musica classica, e le composizioni realizzate tra gli anni ’20 e gli anni ’50 fossero state davvero numerose. E, nonostante i grandi successi ottenuti con le prime importantissime soundtracks, anche negli anni ’60 Rota proseguiva a lavorare – e contemporaneamente al grande schermo – anche sulla Musica per orchestra, da camera e lirica.

Ma andiamo a porre la nostra attenzione nuovamente sulle colonne sonore.
Nel 1960, dopo Sotto dieci bandiere e Delitto in pieno sole, scrive le musiche per due autentici capolavori della cinematografia italiana: La Dolce Vita di Federico Fellini e Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti.
La nuova collaborazione con l’amico Fellini era forse la più difficile: il regista riminese stavolta racconta, insieme ai personaggi, la società in cui essi vivono, e in particolare Roma, che a inizio anni ’60 era in piena espansione economica e nella quale al lusso e al progresso si mescolavano decadenza, solitudine, noia, disillusione. Con un Marcello Mastroianni eccezionale, e un cast composto anche da Anita Ekberg, Anouk Aimée, Alain Cuny e Yvonne Furneaux, La Dolce Vita è un punto di riferimento nel panorama della cultura italiana ed il punto di svolta tra il linguaggio, soprattutto neorealista, degli anni ’50 (in parte dello stesso Fellini ma soprattutto di altri autori) e il cinema che non soltanto racconta in maniera diretta e essenziale ma suscita anche l’immaginazione, invita a pensare, riflettere, guardare oltre quello che appare sullo schermo. Nino Rota compone una colonna sonora colorata, che unisce brani originali a richiami di vari generi, accompagnando le varie e numerose situazioni dell’opera (alcune profondamente differenti tra loro) con il giusto sottofondo musicale, ma unendo il tutto con il tema principale, leggero ma drammatico verso la conclusione.

La Dolce Vita

Tema finale

Più classica la composizione di Rota per Rocco e i suoi fratelli, tra le opere più importanti di Visconti e a forti tinte drammatiche. Storia di una famiglia lucana emigrata a Milano, nel quale si racconta la sofferenza, le difficoltà d’adattamento, il disagio sociale dei protagonisti e l’importanza delle proprie radici, verso un tragico epilogo. In alcuni brani vengono richiamate la terra d’origine, le tradizioni, la nostalgia di casa, in altri la contemporaneità della Milano di inizio boom economico in cui ora vivono i fratelli Parondi.

Rocco e i suoi fratelli

Tra il 1961 e il 1962, Nino Rota compone, tra le altre, le musiche per Il brigante di Renato Castellani, I due nemici di Guy Hamilton, Mafioso di Alberto Lattuada, ma anche per Boccaccio ’70, negli episodi diretti da Luchino Visconti e Federico Fellini, e Fantasmi a Roma di Antonio Pietrangeli.
Fantasmi a Roma è un film divertente, particolare, anche un pò malinconico, opera unica nel suo genere e soprattutto nel panorama italiano. Scritto da Pietrangeli con Ennio Flaiano, Ettore Scola e Ruggero Maccari, racconta di un antico palazzo nobiliare al centro di Roma che l’erede del Principe Annibale di Roviano decide di vendere a degli speculatori. Tutti gli ascendenti della famiglia, che ruotano da fantasmi dentro il palazzo, si ribellano all’idea e non tarderanno ad apparire… il cast composto da Eduardo De Filippo, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Sandra Milo, Tino Buazzelli, coglie perfettamente lo spirito (è il caso di dirlo!) dei personaggi in scena e dà vita a un’opera brillante. Come le musiche di Nino Rota, il cui tema principale è vicino al suo stile più classico e inconfondibile.

Fantasmi a Roma

Il 1963 è tra gli anni migliori del Maestro Rota. Tre film, molto diversi tra loro, perle del Cinema italiano degli anni ’60: il capolavoro massimo di Federico Fellini, 8 1/2; una tra le opere storiche più importanti, Il Gattopardo di Luchino Visconti; un film che descriveva con estrema precisione l’Italia di quell’epoca, Il maestro di Vigevano di Elio Petri.

L’ 8 1/2 di Fellini è l’opera più complessa e ambiziosa del regista riminese, che si rivede nel film e nel protagonista, Guido Anselmi, interpretato da Marcello Mastroianni. Un regista che sembra aver perso la voglia, l’ispirazione, la capacità di girare il suo prossimo film, e ripercorre tutta la sua vita attraverso immagini, ricordi, persone, e le donne che ha amato, fino a mettere tutto insieme per tornare nuovamente, davvero stavolta, sé stesso. Scritto da Fellini con Ennio Flaiano, Tullio Pinelli e Brunello Rondi, il film vinse il Premio Oscar nel 1964 ed è tra i titoli più importanti della storia del Cinema. Sublimato, ovviamente, dalle musiche di Nino Rota e in particolare dalla celebre Passerella d’addio che ci porta direttamente al confine tra sogni e realtà.

8 1/2



Il Gattopardo è un altro film capolavoro diretto da Luchino Visconti nel 1963 e tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Vinse la Palma d’oro al Festival di Cannes ed è tra le opere storiche più importanti del nostro Cinema. Una grande e costosa produzione, con un cast composto tra gli altri da Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Romolo Valli, Paolo Stoppa, Serge Reggiani, Ivo Garrani e un giovane Terence Hill. Alle splendide musiche originali, Nino Rota affianca balli come valzer (tra i quali uno scritto da Giuseppe Verdi), polka e quadriglia, adattandoli secondo il suo stile.

Il Gattopardo

Il maestro di Vigevano, diretto da Elio Petri e tratto dal romanzo di Lucio Mastronardi, è tra le opere più interessanti e profonde che raccontano l’Italia del boom dei primi anni ’60, con le sue numerose contraddizioni e difetti. Una società che si scopre improvvisamente benestante e che spesso non conserva più i propri valori e princìpi. E di questo se ne renderà conto anche il protagonista del film, il maestro di scuola Antonio Mombelli (interpretato da un magnifico Alberto Sordi) che insegna a Vigevano (Pavia), e dovrà confrontarsi con una moglie difficile da gestire e un’ambiente intorno a lui che sente sempre più insopportabile. Qui di seguito un trailer originale che comprende anche le musiche di Nino Rota.

Gli anni ’60 di Nino Rota proseguono con alcune composizioni classiche, qualche contributo per la tv (ad esempio Il Giornalino di Gian Burrasca di Lina Wertmüller) ma soprattutto con ancora tanto lavoro per il Cinema. Nel 1965 scrive la colonna sonora di Giulietta degli Spiriti di Federico Fellini, discostandosi molto dalle composizioni precedenti e del resto il film del regista riminese è parecchio differente dal solito. La protagonista è Giuletta Boldrini (interpretata dalla moglie Giulietta Masina, che torna a lavorare con Federico dopo alcuni anni), una donna che affronta la crisi esistenziale nella quale è entrata e che prova a superare attraverso esperienze nuove e in taluni casi molto particolari. Un film davvero speciale.

Giulietta degli Spiriti

Dopo Spara forte… più forte, non capisco di Eduardo De Filippo (1966), tra il 1967 e il 1968 Nino Rota collabora due volte con Franco Zeffirelli, che dirige due film tratti da celebri opere di William Shakespeare: La bisbetica domata (The Taming of the Shrew, 1967) e Romeo e Giulietta (Romeo and Juliet, 1968). Il primo vede come protagonisti Elizabeth Taylor (nel ruolo di Caterina) e Richard Burton (nel ruolo di Petruccio), coppia di attori straordinari all’epoca anche sposati; il secondo è tra i film più importanti del periodo ed ha come protagonisti i giovani Leonard Whiting e Olivia Hussey, che interpretano i due tormentatissimi innamorati di Verona. E’ forse la versione migliore per il Cinema di una delle storie d’amore più belle della letteratura mondiale. E’ celebre il tema d’amore composto da Rota.

La Bisbetica domata

Romeo e Giulietta

Gli anni ’60 si chiudono con altre tre collaborazioni con Federico Fellini: per Tre passi nel delirio (Histoires extraordinaires, 1968), nell’episodio Toby Dammit; per un documentario tv statunitense, Block-notes di un regista (1969); e per Fellini Satyricon (1969), ispirato all’opera di Petronio e scritto da Fellini con Bernardino Zapponi. Un film molto particolare e che ha richiesto delle composizioni differenti dal registro più consono di Rota, che anche in questa occasione ha trovato le soluzioni migliori insieme al regista romagnolo.

Fellini Satyricon

Nel terzo post, prossimamente, parleremo degli anni ’70 di Nino Rota e degli ultimi anni della carriera del compositore.

Giuseppe Causarano

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