Cinema, Recensioni

“Star Wars: Gli Ultimi Jedi”, fine di un’epoca. E l’inizio di un’altra

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Si attendeva qualcosa di straordinario, nella Galassia lontana lontana: Star Wars: Gli Ultimi Jedi, scritto e diretto da Rian Johnson, è la svolta del nuovo corso Lucasfilm/Disney e non può che lasciare il segno, nel bene e nel male.

Resistenza in crisi, Primo Ordine in avanzata: le premesse del film

Dopo i fatti narrati ne Il Risveglio della Forza, l’ascesa del Primo Ordine – nato sulle ceneri di quello che fu l’Impero dei Sith  – appare inarrestabile. La potenza militare è meno dirompente ma più organica, con il Generale Hux (Domhnall Gleeson) alla guida sotto il comando diretto di Kylo Ren (Adam Driver) – sempre lacerato dal conflitto tra Lato Chiaro e Lato Oscuro anche dopo aver ucciso suo padre Han Solo – e soprattutto del Supremo Snoke (Andy Serkis), la cui origine resta ancora sconosciuta, ma non certo la sua ferocia. Nel frattempo, Rey (Daisy Ridley) ha trovato Luke Skywalker (Mark Hamill), su un’isola abitata da curiose creature ma che serba i testi sacri degli Jedi e conserva il loro Albero simbolico, oltre a nascondere oscuri anfratti sommersi. Ma l’ultimo degli Jedi è ormai avanti con gli anni, disilluso e, addirittura, impaurito da qualcosa che ha visto e vissuto, e forse persino dalla stessa Rey, nella quale riconosce qualità eccezionali e un rapporto molto stretto con la Forza, con le sue caratteristiche nel domare l’energia che scorre in tutto l’Universo e in tutto ciò che li circonda. La ragazza cerca di convincere Luke a tornare a combattere, al fianco di Leia (Carrie Fisher) e della Resistenza sempre più in difficoltà, con le forze armate ridotte al minimo e accerchiata dal Primo Ordine, ma deve anche affrontare il rapporto ambiguo e d’attrazione mentale inevitabile con Kylo, il quale a sua volta tenta di portare Rey dalla sua parte…

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Svolta epocale

Critiche da una parte, complimenti dall’altra. Gli Ultimi Jedi ha diviso a metà critica e pubblico mescolando pareri positivi a opinioni del tutto contrarie ai temi proposti nel film. Fan storici accusati, per la maggior parte, di essere dei vecchi retrogradi fondamentalisti attaccati alla tradizione e dei permalosi saccenti, solo per aver fatto notare una certa “esperienza” sulla saga rispetto magari a fan di più recente estrazione i quali hanno invece, per lo più, apprezzato pienamente l’opera.

Vuol dire chiudersi al futuro, alle novità? No, affatto. Significa semplicemente possedere delle conoscenze datate (e quindi salde) sull’argomento Star Wars, fermo restando che la saga per antonomasia è pensata per attirare un pubblico vasto e di ogni età, anche chi non l’ha mai considerata in precedenza o chi non l’ha mai conosciuta finora.

Quindi come si può considerare un film ambizioso, tecnicamente importante, persino coraggioso nelle proposte narrative ma che stravolge, di fatto, le basi di Star Wars, le certezze finora note a tutti? Attenzione: non è cambiare il problema, o introdurre personaggi nuovi (e la maggior parte interessanti) a discapito di altri già amati da tutti, perché il cinema è rappresentazione della vita e dunque non potrebbe che essere suscettibile a cambiamenti. La questione sta nel voler dare un taglio netto col passato per aprirsi al futuro – e io stesso ne avevo accennato che sarebbe stato necessario, dopo il poco propositivo per quanto ben girato Episodio VII – ma attraverso scelte razionali, rispettose delle regole del gioco. È chiaro che le nuove generazioni o chi ha conosciuto per la prima volta Star Wars attraverso The Last Jedi sente e sentirà come proprio questo film, perché è l’avvio di una nuova era e la immaginerà dunque come una conquista personale in qualche maniera: assolutamente legittimo. Ma non è più Star Wars, o meglio, quello che è sempre stato dal 1977 fino al magnifico Rogue One. Rian Johnson e Lucasfilm hanno cambiato il dizionario della saga adattando la Forza, il suo significato, le figure degli Jedi, le caratteristiche del Lato Oscuro e persino il fulcro di tutto il racconto – Luke Skywalker – a nuove esigenze di scrittura per stupire tutto il pubblico, stabilendo definitivamente il passaggio di Guerre Stellari al mondo Disney, con un ordine delle cose totalmente modificato.
Perché? Non si poteva tracciare una strada nuova senza lasciare dietro le macerie, alimentando il dubbio, sminuendo il passato? Perché far passare Luke come pauroso, insicuro, pervaso dal dubbio come era quando conobbe Obi-Wan Kenobi, ma non com’era più quando poi lo completò nell’addestramento Yoda, rendendolo capace di riportare equilibrio nella Forza e salvando dal Lato Oscuro il padre? Nella vita si cambia, per varie ragioni, e di sicuro si invecchia: ma la propria indole, il proprio carattere molto più difficilmente. Nel film si comprende perché Luke si sia isolato e sia fuggito, dopo un episodio molto drammatico (e chi ha visto il film può collegare, mentre chi non l’ha ancora visto capirà): ma l’effetto è quello di una smitizzazione totale di colui che era l’ultimo degli Jedi. Era necessario? La scelta fatta su Han fu molto più consona al personaggio.

“Lascia morire il passato. Uccidilo, se necessario. È il solo modo per diventare ciò che devi.”

È il motto di Kylo Ren. Personaggio che invece è molto più approfondito rispetto a Ep. VII e direi in un’evoluzione naturale e inevitabile, mostrandosi ancora diviso tra quello che poteva essere e forse non sarà – forte nel Lato Chiaro – e invece sembra diverrà – ovvero temibile nel Lato Oscuro. Per la verità quest’ultimo è molto più sfumato rispetto a come lo conoscevamo, perché non comprendiamo le origini del Supremo Snoke – e non le conosceremo, almeno per ora… – e come esattamente il Primo Ordine si sia istituito. Qualcuno ha avuto da obiettare (non del tutto a torto) che neppure nella trilogia originale veniva spiegato chi fosse esattamente l’Imperatore e quale fosse la vera natura del Lato Oscuro. Ma c’è un “problema”: Lucas impiegò altri tre capitoli per farlo e dunque la sensibilità del pubblico verso i cosiddetti “vuoti” di trama è di molto aumentata. Dopo Ep. VII avevo scritto che si sperava che i dubbi venissero dipanati in Ep. VIII: non è stato così, o comunque solo in minima parte. Dirvi di attendere Ep. IX non sembra molto serio, a questo punto… Ma chissà.

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Chi invece è una certezza, a mio parere, è Rey. Sicuramente Kylo Ren /Ben Solo appare come il personaggio più ambiguo e quindi più intrigante ma l’energia della giovane ex mercante di rottami di Jakku è pura brezza anche ne Gli Ultimi Jedi. Lei sì insicura sulle proprie potenzialità (in cerca di risposte), tentata dal costruire un rapporto con Kylo Ren (col quale è in contatto mentale spesso e volentieri, e qui il richiamo ai giovani Leia e Luke è evidente) ma determinata nel proseguire il compito che la Resistenza le ha affidato. L’evoluzione di Rey durante il film è naturale e accattivante, ed esploderà sul finale in una sequenza davvero evocativa. Daisy Ridley, de resto, è ormai sbocciata, così come il suo personaggio.

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Parziale delusione sui personaggi di “contorno”. Se ritrovare Chewbacca a bordo del Millennium Falcon, C-3PO, R2-D2 (per pochi attimi) e BB-8 è delizioso, su tutti gli altri Rian Johnson ha costruito un collage con poca forma e sostanza. Finn (interpretato sempre da John Boyega) viene ridotto a combattente d’assalto, in missione disperata insieme a una nuova figura inedita, Rose Tico (interpretata da Kelly Marie Tran), che da semplice tecnico al lavoro per la Resistenza si lancia insieme al primo alla ricerca di codici per disarmare l’avamposto del Primo Ordine (di “ladri” di codici ne abbiamo già conosciuti, però…). Si imbatteranno in un altro ladro, vero, tale DJ (interpretato da Benicio Del Toro) che entra in scena per caso e sempre per caso ne esce; il tutto senza dimenticare però due protagonisti di Ep. VII, ovvero Poe Dameron e il Generale Leia Organa.
Poe è sempre più incontenibile (non rispetta un ordine che sia uno, ma onestamente non gli si riesce a dare torto) e la bravura di Oscar Isaac nell’interpretazione supera la portata del ruolo che ha nel film, dove deve anche scontarsi con il vice-ammiraglio Holdo (Laura Dern) le cui tattiche di difesa e attacco sfuggono a una facile comprensione, salvo poi riabilitarsi in una delle sequenze più spettacolari forse dell’intera saga (e nel quale l’iper-spazio diviene quasi un buco nero). E poi c’è Leia, che merita un capitolo a parte.
La scomparsa di Carrie Fisher, che è già insieme alle altre Stelle del cinema che ci guardano da lassù, ha scosso tutti quanti, e il piacere nel rivederla in scena un’altra volta ci ha certamente intenerito. Ma, anche qui, le scelte del regista e sceneggiatore e della produzione lasciano abbastanza perplessi. Come ammesso da Kathleen Kennedy, Leia non vi sarà affatto in Ep. IX (decisione corretta) ma non si è ancora deciso come farla uscire di scena. Di certo l’auspicio che qualcuno aveva già per Il Risveglio della Forza, e ovvero di vedere Leia utilizzare con consapevolezza la Forza, in The Last Jedi si concretizza, ma la modalità è tutt’altro che riuscita. Una scelta narrativa talmente discutibile che è persino difficile da spiegare (chi ha visto il film potrà concordare o meno).

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Ed è su questi difetti – che per qualcuno invece sono il trionfo della rottamazione – che vorrei tornare per un attimo. Avevo anticipato di “libri” e di un “albero” degli Jedi. Non notate nulla di strano? Una delle caratteristiche di Star Wars è la tradizione orale di ciascun evento di rilievo nella Galassia, della stessa storia degli Jedi e della guerra infinita coi Sith. Da dove sbucano fuori questi testi e un simbolo tangibile come un albero sacro, quasi a richiamare il roveto ardente di Mosé nel Libro dell’Esodo, il Tempio ebraico di Gerusalemme o molti dei simboli cristiani del Nuovo Testamento, trasformando di fatto l’Ordine degli Jedi in una religione e non più solo nei depositari della Forza che connette e smuove l’Universo? Anche in questo caso, insomma, i dubbi restano.

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Ma c’è ancora del buono nella Galassia lontana lontana

Il lavoro che sta dietro a un blockbuster imponente come Gli Ultimi Jedi è comunque evidente, e il risultato più che soddisfacente al botteghino internazionale (a Natale siamo già a 345 milioni di dollari in USA e oltre 745 milioni considerando il resto del Mondo, ma con dati complessivamente inferiori a Il Risveglio della Forza) ne testimonia il successo, che andrà crescendo con l’arrivo del film sul mercato asiatico. Se in alcuni tratti la regia di Johnson appare poco efficace, insieme a una sceneggiatura francamente poco difendibile nella prima metà dell’opera (dove il film non brilla per intensità), da lì in poi (con un duello che vedrà coinvolti, ma non come si potrebbe pensare, Rey e Kylo Ren) tutto prende maggiore consistenza e almeno tre sequenze sono già scolpite nella storia di Star Wars, alle quali va aggiunta tutta la parte finale, ambientata sul pianeta minerario Crait, dove sotto una coltre di sale bianco si cela una magnifica terra rossa e, nella splendida fotografia di Steve Yedlin, le location di Salar de Uyuni, in Bolivia, sprigionano tutta la forza del colore che già dai poster si era evidenziato.

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A questo punto, in definitiva, ciò che Rian Johnson e Lucasfilm hanno iniziato occorre che vada a conclusione. Le premesse per un Episodio IX più coerente e ancora più spettacolare e drammatico vi sono tutte, ripartendo senza dubbio da Rey e Kylo Ren, e non potrebbe essere altrimenti. Il film avrà nuovamente la regia e la sceneggiatura di J.J.Abrams che aveva confezionato un magnifico Ep. VII dal punto di vista formale ma poco intrigante come sceneggiatura, per quanto partiva dal vantaggio che il primo capitolo di una nuova trilogia non potesse svelare tutto ciò che si stava preparando. Gli Ultimi Jedi ha però alzato il tiro in maniera sconvolgente, e per cui il rassicurante J.J. dovrà trovare un necessario punto di equilibrio.
Ancora una volta, nella Forza.

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Il voto di Ieri, Oggi, Domani

2-stelle

Vogliamo tutti troppo bene alla saga per non decidere, anche stavolta, di continuare a regalarle fiducia. Gli Ultimi Jedi non è più lo Star Wars che abbiamo imparato a conoscere ma stabilisce nuove regole che potranno o meno rivelarsi opportune in futuro. Ma la Galassia lontana lontana è cambiata per sempre, e chi sostiene il contrario non l’ha mai esplorata per davvero.


La scheda del film

Star Wars: Gli Ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi), regia di Rian Johnson
Prod: USA, 2017
Genere: Fantastico, Azione, Drammatico
interpreti principali e ruoli:  Mark Hamill (Luke Skywalker), Carrie Fisher (General Leia Organa), Daisy Ridley (Rey), Adam Driver (Kylo Ren), John Boyega (Finn), Oscar Isaac (Poe Dameron), Andy Serkis (Snoke), Domhnall Gleeson (General Hux), Lupita Nyong’o (Maz Kanata), Anthony Daniels (C-3PO), Gwendoline Christie (Captain Phasma), Kelly Marie Tran (Rose Tico), Laura Dern (vice admiral Holdo), Benicio Del Toro (DJ), Billie Lourd (Lieutenant Connix), Amanda Lawrence (Commander D’Acy), Jimmy Vee (R2-D2), Joonas Suotamo (Chewbacca), Frank Oz (Yoda, voce vers. orig.)
Soggetto e Sceneggiatura: Rian Johnson
Fotografia: Steve Yedlin
Montaggio: Bob Ducsay
Scenografia: Rick Heinrichs
Costumi: Michael Kaplan
Casting: Nina Gold, Milivoj Mestrovic , Mary Vernieu
Musica: John Williams
Una presentazione Walt Disney Pictures, prodotto da Lucasfilm Ltd., Ram Bergman Productions per Walt Disney Studios Motion Pictures
Formato: a colori
Durata: 152′
Uscita Italia: 13 Dicembre 2017
Uscita USA: 15 Dicembre 2017

4 pensieri riguardo ““Star Wars: Gli Ultimi Jedi”, fine di un’epoca. E l’inizio di un’altra”

  1. se per caso hai letto la mia recensione saprai che sono parzialmente in disaccordo con la tua, ed ogni tanto ci sta, mica si può essere sempre d’accordo 😉
    in ogni caso la tua opinione è ben argomentata, e a mio avviso è questo ciò che più conta e che rende fatta bene qualsiasi recensione, positiva o negativa che sia…
    per molte cose ti do ragione (sul dare fiducia alla saga e aspettare episodio IX, anche se – come dici – potrebbe sembrare poco serio questo continuo rimando a film futuri che vengano ad aggiustare i film precedenti; su Isaac; sui personaggi di Kylo e Rey)…
    non concordo invece sullo snaturamento della saga, forse perché credo che cambiare non significhi necessariamente stravolgere…
    sarà che sono particolarmente aperto al cambiamento anche verso qualcosa che amo, come questa saga (del resto sono uno dei pochi che difende – pur senza ritenerli entusiasmanti, a parte il terzo – gli episodi della trilogia prequel)…
    staremo a vedere, senza contare che Johnson è già al lavoro su una nuova trilogia…
    per il resto, l’unica influenza che vedo della Disney sul franchise è a mio avviso quella di voler recuperare il più presto possibile i soldi pagati a Lucas (i famosi 4 miliardi)… cosa che probabilmente hanno già fatto o stanno per fare con questo episodio…
    ciao Giuseppe, a presto!

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    1. Certo 😉 No ma come ho scritto, più che al cambiamento su storia, personaggi, quello che non ho ancora capito è perché cambiare proprio le regole del gioco, come se stravolgessimo il regolamento sportivo della partita di calcio… a me è sembrata una scelta forzata (testi e albero degli Jedi su tutto il resto). La Lucasfilm comunque mantiene una propria identità rispetto alla Disney e quindi le decisioni le hanno prese in autonomia, probabilmente per affrancarsi a loro volta da George Lucas e da quello che è stato.

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  2. Salve.
    Non discuto sul tuo giudizio del film, a ciascuno il suo ma…
    “Fan storici accusati, per la maggior parte, di essere dei vecchi retrogradi fondamentalisti attaccati alla tradizione e dei permalosi saccenti, solo per aver fatto notare una certa “esperienza” sulla saga rispetto magari a fan di più recente estrazione i quali hanno invece, per lo più, apprezzato pienamente l’opera.”
    Ne siamo sicuri? Posso dire anche io di avere la mia bella esperienza sulla saga, non sono di certo un fan dell’ultimo momento ma ho apprezzato pienamente questo film così come molte altre persone che so avere apprezzato Gli Ultimi Jedi, anzi, molti elementi prendono a piene mani e rielaborano in una chiave nuova cose già viste nell’universo espanso di Star Wars, ovvero romanzi, fumetti e videogiochi, che fino a qualche anno fa (era pre-Disney) erano totalmente canonici, come i testi Jedi (il Codice Jedi e il Codice Sith li potevi benissimo trovare in libreria l’anno scorso, mica mi invento nulla), e si, l’Ordine Jedi è sempre stato una sorta di religione nel mondo di Star Wars, vedi l’obbligo al celibato. Come dice Luke “la forza non è mai stata prerogativa dei soli Jedi”, è una cosa presente in natura, come diceva Yoda già ai tempi. Quindi nessuno ha snaturato nulla, la verità è che molti nell’era dell’internet tra una teoria e l’altra si sono fatti il loro film in testa e poi sono rimasti delusi nel non vedere cosa loro volevano, diventando incapaci di giudicare il film per quello che è realmente ma solo in base alle loro aspettative con l’arroganza di decidere cosa è e cosa non è Star Wars in base ai propri gusti.

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    1. No ma da parte mia non c’è alcuna arroganza, credo, e soprattutto non mi ero fatto particolari idee sul film e che poi non avrei riscontrato durante la visione, anzi, alcune cose me le attendevo proprio come sono state (purtroppo). L’Universo espanso però ha sempre avuto delle cose sulle quali discutere negativamente e mi sembrava chiaro che Lucasfilm e Disney avessero stabilito di non seguirlo (tanto che sia gli spin-off che l’eventuale serie tv che la Trilogia successiva a questa hanno avuto e avranno un soggetto originale, come detto da Kathleen Kennedy). Il fatto che la Forza non sia prerogativa dei soli Jedi è ovvio, ma nessuno ne dubita: dico che non è quella che abbiamo visto nel film la Forza che ci hanno sempre narrato. Io l’ho rivista davvero (SPOILER) solo nell’ultima sequenza con Rey protagonista.

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