La Ferrari trionfa a Montecarlo dopo 16 stagioni. Adesso può davvero lottare per il titolo

Era il 27 Maggio 2001: le Ferrari di Michael Schumacher e Rubens Barrichello fanno doppietta nel Gran Premio di Monaco e volano in testa al Mondiale costruttori di Formula 1, col pilota tedesco che stacca David Coulthard (su McLaren-Mercedes) nel campionato individuale. Poi, una lunga attesa, durante le quale le Rosse di Maranello, nelle edizioni successive del GP, raramente erano andate vicine al successo sul circuito monegasco. Fino a Domenica scorsa, 28 Maggio 2017: altra doppietta, stavolta con Sebastian Vettel primo e Kimi Raikkonen secondo, e con Seb che attua la prima vera fuga ai danni di Lewis Hamilton e il Cavallino che riprende il comando fra i costruttori. Terza vittoria nella prime sei gare del Mondiale, ma adesso a Maranello si può e si deve credere nell’obiettivo massimo.

La cronaca della corsa è già storia: al via Raikkonen scatta bene dalla pole conquistata al sabato e difende la posizione dal compagno Vettel, mentre dietro Bottas deve difendersi dall’attacco delle due Red Bull di Verstappen e Ricciardo. Hamilton, dopo le disastrose qualifiche, cerca di risalire (chiuderà 7°) ma, come è noto, sia la maggiore efficacia prestazionale delle vetture 2017 che le loro misure maggiori rendono ancora più difficili i sorpassi, e soprattutto su un tracciato tortuoso come quello di Montecarlo. Per tutti, non è rimasto altro che utilizzare le strategie e, nel caso di Vettel, effettuare l’overcut, ovvero ritardare la prima (e unica) sosta rispetto a Raikkonen e sfruttare quei giri a pista libera per mettere a segno tempi eccezionali e annullare il distacco (comunque esiguo) dal finlandese. Così è stato: al rientro dopo il cambio gomme, Seb si è ritrovato primo e ha imposto un ritmo che Kimi non aveva avuto nelle prime 36 tornate (delle 78 complessive), e lo stesso ha fatto Ricciardo su Bottas e Verstappen, provocando le ire dell’olandese ma legittimando una parte finale di stint sensazionale, con l’australiano che ha mostrato una guida aggressiva ma precisa andando oltre i problemi di prestazione della power unit Renault rispetto a Ferrari e Mercedes. Dopo la paura per l’incidente a Wehrlein (nel contatto con Button) e una seconda parte di gara movimentata, le Ferrari hanno controllato e vinto nettamente, spezzando il trend negativo che si protraeva da 16 stagioni.


Anche se il volto corrucciato di un deluso Raikkonen ha suscitato qualche polemica a fine gara, la risposta sta nella capacità di Vettel di imporre una serie di giri veloci che hanno di fatto determinato la gara, a prescindere dalla strategia che ha richiamato per primo ai box il finlandese, nonostante fosse davanti, ma che non stava riuscendo a tenere un ritmo necessario a blindare la posizione di leader. Non reggono, a mio parere, le frecciate nel post-gara di Hamilton, che non avrà certo dimenticato il lavoro di Bottas nel frenare Seb al Montmelò… e quindi accusare Vettel di essere deliberatamente favorito non trova un fondamento diretto, sebbene ritenere il tedesco il primo pilota, anche classifica alla mano, sia naturale.


E non è che la Ferrari, a parte le ultime quattro stagioni, fosse arrivata mai più competitiva a Montecarlo: anche in annate nelle quali ha poi conquistato il Mondiale ha spesso faticato tra le stradine del Principato, specie per le caratteristiche della vettura ma anche  per una serie di circostanze, suscettibile com’è di cambiamenti repentini una gara come questa.

Dopo le vittorie in Australia e Bahrain e tre secondi posti con Vettel, e con un Raikkonen in crescita dopo un avvio nel quale ha faticato a capire la vettura, a Monaco la Ferrari ha subito risposto alla Mercedes ritrovata del GP di Spagna (nel quale le Frecce d’argento avevano portato sviluppi importanti) e proseguito nella sua politica dei piccoli ma significativi miglioramenti a ogni Gran Premio, forte della competitività della vettura, della potenza e della performance della Power Unit e della capacità di saper utilizzare al meglio gli pneumatici (specie nelle mescole più morbide come Ultra-soft e Super-soft Pirelli utilizzate a Montecarlo) in ogni condizione di pista, a differenza proprio della scuderia tedesca che invece fatica a sfruttare le gomme anche a causa di una non uniforme gestione del carico aerodinamico e di problemi di trazione, nonostante la W08 sia veloce nel complesso ma soprattutto su circuiti ampi e con curve veloci, oltre che con tratti rettilinei dove sfruttare la potenza (vedi proprio Shanghai e il Montmelò) e il passo lungo di cui è dotata. Tutti difetti che erano propri della Ferrari delle ultime stagioni, dove prima il telaio e l’aerodinamica della Red Bull nell’ultima fase dell’era dei motori aspirati quindi la perfezione generale della Mercedes nella nuova epoca turbo-ibrida avevano sempre avuto la meglio su una Rossa incapace di agire su tre punti fondamentali: proprio l’aerodinamica, la trazione e l’utilizzo ottimale degli pneumatici. Fino a quando il gruppo di lavoro guidato adesso da Mattia Binotto ha interpretato bene come nessun altro le novità del regolamento tecnico e ha creato la SF70H, macchina a suo agio finora su ogni percorso.


Più immediata nel settaggio, veloce sul giro secco e consistente in gara, già dalla prove libere e poi alla domenica, quando più serve: a parte qualche piccola incertezza sull’affidabilità (che ha portato alla sostituzione di alcune componenti tecniche, finora comunque nei limiti di numero previsti per evitare penalità sulla griglia), la Ferrari del 2017 è la vettura che i tifosi del Cavallino speravano di ritrovare da anni. Quanto fatto e ottenuto finora è tutto fieno in cascina che servirà per il prosieguo della stagione, per poter lottare a viso aperto con la Mercedes a ogni gara (la Casa di Stoccarda resta ancora favorita anche per essere campione in carica da tre stagioni) e rintuzzare gli attacchi di una Red Bull sempre temibile, anche se finora lontana mediamente tra mezzo secondo e oltre il secondo in termini di prestazione sia dalla scuderia italiana che da quella anglo-tedesca. In generale, ritrovare una Ferrari competitiva è un bene per tutta la Formula 1 (la nuova proprietà statunitense non può prescindere dal prestigio che ha la squadra con più tradizione del Circus), anche per riportare una vera competizione dopo anni di sostanziale dominio di Red Bull prima e Mercedes poi e restituire interesse alle corse, ma soprattutto per far tornare a sognare tutti i tifosi del Cavallino che non credevano quasi più alle promesse del presidente Marchionne e del team principal Arrivabene. Lavoro, determinazione e risultati: è questa la strada da seguire.


Per le immagini si ringrazia formula1.com
© 2017 Formula One World Championship Limited

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