Attualità, Sport

Rio 2016, tante vittorie azzurre e qualche delusione

Gli eventi sportivi di questo periodo mi portano ad andare oltre i temi del grande schermo (ma del resto questo Blog contempla anche dei “dintorni” rispetto a cinema e musica), e dunque andiamo a tracciare una breve riflessione sui XXXI Giochi Olimpici dell’era moderna, che si sono appena conclusi dopo 16 giorni di grande spettacolo a Rio De Janeiro.

Tante difficoltà, un Mondiale di calcio che aveva lasciato fastidiosi strascichi, sia sull’organizzazione che sulla parte sportiva verdeoro (vedi il tracollo contro la Germania in semifinale), e una situazione politica drammatica con un Paese in aperta crisi: questo era il quadro che precedeva le Olimpiadi di Rio 2016, e con esso il dubbio se i lavori di preparazione riuscissero a trovare il loro compimento in tempo. Ed effettivamente così non è stato, perché il Villaggio Olimpico è rimasto incompleto e molti impianti, comprese le infrastrutture stradali, hanno parecchio lasciato a desiderare. A partire dalla scelta di creare una piscina divisa in tre settori, e all’aperto, per le gare di pallanuoto (prima fase), tuffi e nuoto sincronizzato, ovvero il Maria Lenk Aquatics Centre, le cui acque sono presto diventate verdi, poi grige, e la pioggia, spesso presente, ha rallentato lo svolgimento delle attività. Si sono “salvate” invece il nuoto di velocità, e la fase finale dei tornei di pallanuoto, con l’Aquatics Centre, struttura temporanea ma al coperto. Stupisce la disparità di trattamento tra le discipline d’acqua e l’atletica, regina olimpica cui infatti è stato dedicato lo Stadio Olimpico, molto ampio e con una pista parecchio veloce, a cura della Mondo. Molto belle anche le strutture del beach volley sulla spiaggia di Copacabana, l’Arena Carioca, casa della scherma, e il velodromo di ciclismo. La speranza è che i costi esorbitanti e i sacrifici fatti per questi impianti non vadano vanificati, e che servano soprattutto per permettere ai giovani, specialmente coloro che vivono in povertà – e la disparità sociale in un città come Rio è drammatica – di poter avvicinarsi allo sport, che è maestro di vita.

Sono state le Olimpiadi di Usain Bolt, che ha vinto ancora una volta 100m e 200m per la terza competizione a cinque cerchi consecutiva (record) e completato con la tripletta nella staffetta 4×100 con i compagni della squadra di velocità giamaicana.
Sono state anche le Olimpiadi di Michael Phelps, con lo Squalo di Baltimora che ha vinto 5 medaglie d’oro (200m farfalla, 200m misti e in tre staffette) e un argento (100m farfalla), portando a 28 il conto totale delle medaglie in quattro edizioni olimpiche (dal 2004 a oggi) e migliorando ancora il proprio fenomenale palmarès dopo il ritiro del 2012 e il ritorno del 2014. Stavolta, dice Michael, è davvero finita, a 31 anni, un pò l’età limite per molti nuotatori, anche quelli speciali come lui.
Sono state le Olimpiadi del sudafricano Wayde Van Niekerk, che nei 400m piani ha stabilito il nuovo record del mondo in 43.03 secondi correndo nella corsia più esterna, in una competizione di atletica che ha regalato parecchie conferme e poche sorprese in generale, con l’esclusione della squadra russa confermata causa doping di “sistema sportivo” e di Stato, in una presa di posizione condivisibile quanto tardiva della IAAF dopo anni di sospetti fondati, in varie discipline, ove le prestazioni di molti atleti russi sembravano oltre logica. Coinvolgendo però nella scelta anche gli atleti “puliti”…
Non ha partecipato a Rio 2016 anche Alex Schwazer, il campione olimpico azzurro della 50km di marcia a Pechino 2008 ma che venne squalificato per doping nel 2012. Tornato a gareggiare, è stato nuovamente trovato positivo al doping ma sia lui che il suo allenatore si sono proclamati vittime di un complotto, non riuscendo però a dimostrarlo. La verità è lontana dall’essere trovata davvero.

Detto ciò, lo spettacolo non è mancato e abbiamo assistito a stupende gare, intense, col Brasile padrone di casa che si è imposto nei tre sport nazionali come calcio, pallavolo e beach volley, ma solo nelle competizioni maschili, dovendo invece cedere il passo nei tabelloni femminili. Se nel calcio Neymar e compagni hanno colto una parziale rivincita sulla Germania (si gareggia con la Nazionali U21 più tre fuori quota), nella pallavolo e nel beach volley a uscire sconfitta, ma con l’argento al collo, è stata l’Italia, che sia con Daniele Lupo e Paolo Nicolai nell’Arena di Copacabana che nei palazzetti con l’ItalVolley è stata assoluta protagonista, tornando ai vertici internazionali. Dell’Olimpiade, resterà in particolare negli annali la semifinale tra Italia e Stati Uniti, dove i ragazzi guidati da Gianlorenzo Blengini hanno compiuto un’impresa e giocato un match straordinario, imponendosi per 3-2.

Il bilancio della spedizione italiana è, in fin dei conti, positivo. 28 Medaglie, di cui 8 ori, 12 argenti e 8 bronzi, nona posizione in classifica. Nelle cinque precedenti edizioni dei Giochi, da Atlanta ’96 a Londra 2012, l’Italia è sempre rimasta sopra le 25 medaglie (negli Stati Uniti furono addirittura 35, 13-10-12) ed è stato eguagliato il risultato di quattro anni fa, con un incremento degli argenti. Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, aveva posto a 25 il risultato alla portata e i nostri atleti sono andati oltre.

Le discipline di tiro sono state protagoniste assolute: sette le medaglie totali, contro le cinque di quattro anni fa. 5 dal tiro a volo – con l’oro di Diana Bacosi e Gabriele Rossetti e l’argento di Chiara Cainero nello skeet – e 2 ori individuali di Niccolò Campriani nel tiro a segno.

Bottino soddisfacente ma non senza qualche delusione dalla scherma, con l’oro di Daniele Garozzo (nel fioretto individuale) e gli argenti di Elisa Di Francisca (ancora nel fioretto) e di Rossella Fiamingo (nella spada). Due secondi posti, nel loro caso, che sarebbero dovuti essere due successi, contro avversarie alla portata, ma entrambe le nostre atlete hanno pagato una condotta di gara che le vedeva in vantaggio prima di farsi rimontare e battere. A completare il quadro l’argento della spada a squadre maschile, battuta in finale dalla Francia. Hanno pesato l’assenza della gara di fioretto a squadre femminile e di sciabola a squadre maschile, che nella rotazione olimpica (che prevede 10 gare di scherma e non 12) sono rimaste fuori.
Trionfo incredibile per Elia Viviani, che nell’omnium di ciclismo su pista ha vinto un oro storico, che premia gli sforzi del corridore veneto e segna il ritorno ad alti livelli dell’Italia nella disciplina; bella affermazione anche per Fabio Basile nel judo, mentre grandi soddisfazioni sono giunte da Tania Cagnotto, argento nel trampolino 3m insieme a Francesca Dallapè e argento individuale sempre nel trampolino 3m. Il modo migliore per concludere una carriera straordinaria, piena di successi dalle gare nazionali, agli Europei e ai Mondiali fino alle affermazioni olimpiche. A 31 anni, per Tania si apre una nuova vita. Altro protagonista indiscusso è stato Gregorio Paltrinieri, medaglia d’oro nella 1500m stile libero in vasca e vicino anche al nuovo record del mondo, che, data la ancora giovane età, sono certo riuscirà a raggiungere. Nella stessa gara, bronzo per Gabriele Detti, che fa doppietta dopo la 400m stile libero.




Dal nuoto di velocità sono però queste le uniche soddisfazioni azzurre. Il resto della spedizione ha infatti deluso, senza appello. Appare inspiegabile come la condizione atletica mostrata agli Europei di Londra a maggio, dove i nostri nuotatori erano stati assoluti protagonisti, non si sia vista a Rio. Considerato naturalmente che il livello tecnico alle Olimpiadi era più alto, con statunitensi e asiatici in vasca, non si comprende come quasi nessuno dei nostri sia stato davvero vicino alle medaglie. Compresa Federica Pellegrini, la portabandiera azzurra che ha chiuso al 4° posto nella “sua” gara dei 200m stile libero, e ha poi deluso anche in staffetta insieme alle compagne. La campionessa veronese è tornata anche a porre dubbi sul suo futuro agonistico. Ma c’è parecchio da riflettere sia per lei che per la Federazione.

Altre belle sorprese sono arrivate dalla pallanuoto, con il bronzo del Settebello (12-10 sul Montenegro) e l’argento del Setterosa (sconfitto 12-5 dagli USA in finale), e il ritorno ai vertici del nostro movimento dopo un ricambio generazionale necessario. Peccato perché in particolare la nazionale maschile di Campagna appariva in grado di conquistare l’oro, uscendo sconfitta dalla Serbia (poi campione) in semifinale dopo una gara condotta male. Per le ragazze di Conti, invece, è forse il massimo risultato possibile.

Tornando alle delusioni, pugilato, tiro con l’arco, vela e tennis sono le sconfitte più pesanti, mentre nel calcio e nel basket non eravamo qualificati (da segnalare nella pallacanestro maschile il nuovo trionfo del Team USA, 96-66 nella finale contro la Serbia). Di disastro possiamo parlare certamente per l’atletica, che non raccoglie alcuna medaglia, come non accadeva da Melbourne 1956. Sono andate vicine a un successo solo Alessia Trost e Desirèe Rossit nel salto in alto e le ragazze della staffetta 4×400 di velocità, per il resto un vuoto assoluto che ci è costato parecchie posizioni nel medagliere e la conferma di come la mancanza di strutture, organizzazione e cultura (già scolastica) per queste discipline ci porti a risultati di questo tipo. E la Federazione di atletica ha le sue responsabilità, che comunque partono soprattutto a livello statale da molti anni a oggi.

Una nota finale per Vincenzo Nibali, infine, che mentre stava dominando la gara su strada del ciclismo è stato vittima di una caduta (insieme ad altri due compagni di fuga) a 11km dall’arrivo, che l’ha tolto dalla lotta per una medaglia d’oro che avrebbe certamente meritato.

E adesso, dopo le Paralimpiadi di Settembre, tutti verso Tokyo 2020, con la XXXII Olimpiade che si terrà dal 25 Luglio al 9 Agosto. Un percorso che è già iniziato.

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