Cinema, Recensioni

“Carol”, la forza della passione

Presentato al Festival di Cannes 2015, è uno dei film più importanti della stagione: “Carol”, diretto da Todd Haynes, con Cate Blanchett e Rooney Mara meravigliose protagoniste.

Carol e Therese

New York, primi anni ’50. Therese Belivet (Rooney Mara) è una ventenne, impiegata in un grande magazzino a Manhattan, che sogna una vita più gratificante, magari per realizzare il desiderio di far diventare un lavoro la passione per la fotografia. E’ corteggiata da Richard (Jake Lacy), un ragazzo che vorrebbe sposarla ma più che altro la opprime. Un giorno, Therese in negozio incontra Carol Aird (Cate Blanchett), una donna attraente intrappolata in un matrimonio di convenienza e senza amore, nell’alta borghesia. Carol ha ormai deciso per il divorzio dal marito Harge (Kyle Chandler), ma non vuole in alcun modo perdere contatto con l’amata figlia Rindy. Tra Therese e Carol, però, l’attrazione è immediata e, nonostante un’iniziale timidezza soprattutto della giovane, entrambe sentono che la passione – e l’amore – le sta per travolgere. La situazione tra Harge e Carol sta per precipitare, anche perché lui continua a rinfacciarle la relazione con l’amica Abby (Sarah Paulson): Carol decide così di allontanarsi durante le feste natalizie per mettere a tacere ogni voce sul suo conto in vista del divorzio per ottenere quantomeno l’affidamento condiviso di Rindy, come le fa capire l’avvocato. E porta in viaggio con sé proprio Therese, che non esita ad andare insieme a lei…


L’amore e la passione, insieme contro tutto

Tratto dal romanzo “Carol” di Patricia Highsmith (titolo originale: “The Price of salt”), il film diretto da Todd Haynes e scritto da Phyllis Nagy è delicato, profondo, struggente.

Delicato perché Carol e Therese si guardano, si parlano, si sfiorano, si toccano, si baciano. Lentamente, poco alla volta, senza mai eccedere o affrettare i tempi. Quando sono insieme, il mondo fuori potrebbe fermarsi.

Profondo perché invita a riflettere su molti aspetti. Negli Stati Uniti dei primi anni ’50, così come in Europa, l’amore tra due persone dello stesso sesso era demonizzato, mal visto, proibito, da una società bigotta e conservatrice, in generale poco favorevole a ogni tipo di apertura mentale. Soprattutto nella ricca borghesia americana, ciò che appariva fuori dalla consuetudine era oggetto di scandalo e condanna. Carol però è una donna decisa, ma allo stesso tempo fragile. Appare forte agli occhi di Therese nei loro primi incontri, ma in verità è in grave crisi col marito e con la famiglia di quest’ultimo, che l’avversa, apertamente. Ad ogni modo cerca di resistere, per amore della figlia Rindy, ma non nega la sua storia con l’amica di sempre Abby, anche se ha deciso di mettere un punto. L’incontro con Therese la fa però sentire di nuovo libera di amare, di amare davvero, senza farsi condizionare da ciò che la circonda. La giovane Belivet, invece, è incerta, non sa cosa fare del proprio futuro, anche se dentro di lei sa di dover cercare qualcosa di nuovo. Il lavoro ai grandi magazzini sembra soltanto un periodo da attraversare per poter costruire dei progetti più grandi. Ad esempio, una possibilità in una grande redazione come fotografa: la sua passione per gli scatti è destinata a diventare qualcosa di più. Ma Therese ha voglia di vivere, senza pensare troppo. Tipico dei vent’anni. Non c’è spazio fino in fondo ai suoi sentimenti per Richard, che vorrebbe progettare il matrimonio e quindi una famiglia, ma neppure gli amici che frequenta le riempiono la giornata come lei vorrebbe. E’ pervasa da un senso di solitudine. L’incontro con Carol però cambia tutto, anche per lei. Nonostante le difficoltà e la differenza d’età, sente che Carol può essere il riferimento che cercava, come lei stessa può essere la speranza di una nuova vita per Carol, che vuole abbandonare l’ipocrisia di una società alla quale sente di non appartenere.

Struggente perché Carol sa che questa scelta potrebbe farle perdere l’affidamento, anche condiviso, di Rindy. Soffre, spesso in silenzio, e il suo personaggio esprime una forte drammaticità, che emerge durante la visione del film. Mentre Therese, quando teme di dover perderla, capirà immediatamente quanto male può fare il vero amore. Il loro sentimento è intenso, tormentato e dolce nello stesso tempo.


Elegante e raffinato

Per portare sullo schermo la New York degli anni ’50 raccontata dalla Highsmith, gli esterni di “Carol” sono stati girati a Cincinnati, in Ohio. Gli edifici che risalgono a prima della guerra e gli appartamenti della città fanno da sfondo in modo realistico al film. A questo, la scenografia di Judy Becker e i costumi di Sandy Powell contribuiscono a rendere perfette le ambientazioni e la presenza scenica degli interpreti, il tutto sublimato dalla fotografia di Ed Lachman, che fa di ogni sequenza quasi un’opera d’arte. E si aggiunge anche la bellissima colonna sonora di Carter Burwell.

A dare il tocco decisivo, le due protagoniste: Cate Blanchett e Rooney Mara. Fascino, bellezza, talento. La Carol di “Queen” Cate è apparentemente fredda, seria, imperturbabile, ma dentro di sé esplode di desiderio e voglia di trasgredire allo status quo cui è costretta; la Therese di Rooney è apparentemente fragile, insicura, ma in realtà determinata e pronta a lasciarsi andare, al momento giusto. In scena entrambe coinvolgono e regalano emozioni, e il riconoscimento del pubblico e della critica è unanime. Se la Blanchett è una certezza, la Mara è pronta a prendere definitivamente il volo.
A completare il cast artistico anche due interpreti d’esperienza come Kyle Chandler, nel ruolo di Harge Aird, e Sarah Paulson, nella parte di Abby Gerhad. Harge è un uomo ancora innamorato della moglie, ma è anche orgoglioso e geloso, e non accetta che Carol non si adegui al modo di vivere che la sua severa e austera famiglia gli impone; anche Abby ama ancora Carol, ma sente di non poter essere ricambiata se non con l’amicizia, e allora comprende di dover farsi da parte, continuando però a sostenerla.

Quel che ancora di più ho ritrovato nel film sono l’eleganza e la raffinatezza. “Carol” appare lento, soprattutto nella prima parte, ma è invece il tono giusto per raccontare una storia di questo tipo, che si srotola un pò alla volta, finché non raggiunge il punto di svolta. Non c’è mai una sbavatura, o qualcosa di eccessivo, di fuori luogo, anzi, tutto è calibrato alla perfezione. Quel che sembra un contenitore troppo rifinito non è mero esercizio di stile ma anzi la chiave di lettura di un’opera che cela, dietro l’apparenza, passioni e emozioni – delle due protagoniste – che vogliono venir fuori.

Carol 11


Candidato a 6 Premi Oscar
, “Carol” è un film da non perdere.

Il voto di “Ieri, Oggi, Domani”

4-stelle

Un film di rara delicatezza: superba la regia di Todd Haynes, che trae il meglio da un buona sceneggiatura e grazie a due protagoniste splendide racconta una storia d’amore particolare, con la giusta misura e garbo. Fra fantastiche scenografie e sublimi costumi, fa sognare la colonna sonora di Carter Burwell. 


La scheda del film

“Carol”, regia di Todd Haynes – Gran Bretagna, USA 2015 – Drammatico
interpreti principali e ruoli: Cate Blanchett (Carol Aird), Rooney Mara (Therese Belivet), Kyle Chandler (Harge Aird), Jake Lacy (Richard Semco), Sarah Paulson (Abby Gerhard), Carrie Brownstein, John Magaro, Cory Michael Smith, Kevin Crowley, Trent Rowland, Wendy Lardin, Sadie Haim, Amy Warner. Michael Haney
Soggetto: dal romanzo “The Price of Salt” di Patricia Highsmith, in Italia “Carol”, pubblicato da Bompiani
Sceneggiatura: Phyllis Nagy
Montaggio: Affonso Gonçalves
Fotografia: Edward Lachman
Scenografia: Judy Becker
Costumi: Sandy Powell
Casting: Laura Rosenthal
Musica: Carter Burwell
Prodotto da Karlsen, Woolley, Number 9 Films, Killer Films, con STUDIOCANAL, Hanway Films, Goldcrest, Dirty
Films, InFilm, Larkhark Films Limited per Lucky Red
Formato: a colori
Durata: 119′
Uscita italiana: 5 Gennaio 2016

 

Si ringrazia Lucky Red.

Giuseppe Causarano
@Causarano88Ibla



9 thoughts on ““Carol”, la forza della passione”

      1. La svolta sembra che l’aveva data in “Millennium” ma proprio non ci siamo…sopravvaluta.

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