Cinema, Recensioni

Youth – La giovinezza

Dopo il Premio Oscar, il Golden Globe e tutti i successi internazionali conquistati nel 2014 con La Grande Bellezza, Paolo Sorrentino torna con un nuovo film, presentato in Concorso al Festival di Cannes 2015: Youth – La Giovinezza, con Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano tra i protagonisti.

In un elegante albergo ai piedi delle Alpi, i due vecchi amici Fred e Mick, vicini agli ottant’anni, trascorrono insieme una vacanza primaverile. Fred Ballinger (Michael Caine) è un celebre compositore e direttore d’orchestra in pensione, Mick Boyle (Harvey Keitel) è un regista ancora in attività. Fred è insieme alla figlia Lena (Rachel Weisz), che viene intanto lasciata dal marito (e figlio di Mick) per una donna più giovane, e non riesce a trovare mai un punto d’incontro col padre, che anzi accusa di non essersi affatto preoccupato di lei e della madre Melanie, scomparsa da dieci anni, ma di aver pensato solo alla musica; Mick è invece in compagnia, numerosissima, degli autori del suo prossimo film. Nel frattempo, sia Fred che Mick guardano con curiosità agli ospiti dell’albergo, ai dipendenti e alle altre persone che incontrano per caso. Tutti comunque sembrano poter disporre di un tempo che a loro non è ormai dato. Tra questi anche Jimmy (Paul Dano), un famoso attore che cerca di trovare tra i monti europei l’ispirazione giusta per il suo prossimo personaggio da interpretare. E mentre Mick spera di concludere la sceneggiatura di quello che pensa sarà il suo ultimo e più significativo film, Jimmy vuole dimostrare a sé stesso e alla gente di non meritare di essere ricordato solo per aver interpretato un supereroe nella sua carriera; Lena cerca un nuovo futuro; Fred invece, che da tempo ha rinunciato alla musica, non intende assolutamente tornare sui propri passi. Ma c’è chi vuole a tutti i costi vederlo dirigere perlomeno ancora una volta e ascoltare le sue composizioni.

Youth è un film che parla della vita, di ciò che resta delle persone, ma più in generale della nostra esistenza. Attraverso un albergo (più una SPA), e in ogni caso un piccolo grande mondo che racchiude al suo interno tanti personaggi e ciascuno con la sua storia, il regista napoletano racconta gli aspetti più importanti che riguardano, in fondo, tutti noi.

Ci sono elementi propri del Cinema di Sorrentino, come sempre: potenza visiva di molte scene, a tratti visionarie, e appunto con dei personaggi così differenti uno dall’altro e soprattutto molto particolari. E sono tutti da scoprire direttamente nel film, e dunque non trovo giusto svelarli qui: quel che occorre dire è che ciascuno di essi rappresenta certamente qualcosa, elementi che compongono un quadro, un ritratto che racchiude la varie età della vita.
E non mancano le citazioni d’autore: le più rilevanti all’8 e 1/2 di Federico Fellini, che per il regista riminese rappresentava anche una riflessione sulla propria vita e sul proprio ruolo nel mondo del Cinema. E così Youth appare come una riflessione di Sorrentino su sé stesso e sul modo di intendere il passato, il presente e il futuro.
Come nei suoi più recenti lavori, Sorrentino non racconta soltanto le persone ma attraverso esse (che sono anche personaggi più o meno inseriti nella società) descrive il mondo in cui vivono. E i sentimenti che li portano avanti: l’amore, l’amicizia, la passione, la voglia di farsi ricordare e di diventare qualcuno, ma allo stesso tempo anche la paura di scivolare nell’oblìo e il rimorso di non aver dato abbastanza. I dialoghi, che in La Grande Bellezza avvolte suonavano come retorici e vuoti, qui sono invece delicati e profondi, esprimono stati d’animo reali, veri, vissuti dai protagonisti dell’opera.
A partire da Fred (uno straordinario Michael Caine) e Mick (un formidabile e frizzante Harvey Keitel) che nella loro lunga amicizia di oltre 50 anni si sono sempre raccontati solo gli aspetti e i fatti più belli della loro vita, per fuggire dalla tristezza, anche per non sentire il peso di doversi giudicare l’un l’altro ed ingannare la (a volte) dura realtà. Eppure, le soddisfazioni dei loro percorsi professionali hanno spesso lasciato spazio alla delusione, che per Fred consiste soprattutto nel rimpianto di non aver passato più tempo con una moglie che amava e alla quale avrebbe voluto dare e dire di più, e con la quale ha forse sbagliato in più circostanze; almeno a sentire le parole della figlia Lena (una bellissima e elegante Rachel Weisz), che solo adesso comincia a comprendere invece il grande affetto che suo padre ha sempre avuto per lei, ma che non ha mai mostrato pienamente. Per Mick invece la paura di non riuscire a completare il suo nuovo film, a “dargli un finale” che vada a rappresentare in verità la conclusione della sua carriera, è il cruccio maggiore che si porta dietro, in attesa che la sua attrice-musa Brenda gli regali l’ultima interpretazione di rilievo. Sarà così?

Dentro l’albergo, c’è chi cerca di ripartire, chi cerca di trovare la strada da seguire e chi sa cosa fare ma non sa come, ed è il caso di Jimmy (un Paul Dano davvero perfetto) che ha un personaggio parecchio difficile da interpretare nel suo nuovo film ma che poco a poco, confrontandosi con Fred e osservando altre persone, comprende cosa vuole dare a quel ruolo. Un grande attore, Jimmy, ma anche lui cerca una conferma, da sé stesso e dagli spettatori.
Tutti, quindi, cercano delle risposte. Non a tutti è dato trovarle, forse. Alcune scene, che uniscono immagini e musica, suscitano sensazioni intensissime, e la colonna sonora – con l’attenta scelta delle canzoni e le composizioni di David Lang, soprattutto nella seconda parte del film – dà un tocco decisivo per riuscire a trasmettere profonde emozioni. Youth suscita pensieri e riflessioni come soltanto alcuni film riescono a fare. E come soltanto pochi autori. Sorrentino, che come sempre divide la critica e le opinioni, in Youth a mio parere riesce abbastanza, ma non pienamente, negli intenti, comunque con un cast che, occorre purtroppo dire, è sì interamente non italiano ma proprio per questo di classe irraggiungibile, forse, per i nostri attuali interpreti, anche per la poliedricità necessaria nei vari momenti del film. Quel che è importante in questo periodo, però, è aver ritrovato personalità di rilievo nel nostro panorama artistico che, come Sorrentino, riescono a far ritornare protagonista, anche sul piano internazionale, il Cinema italiano.

Il voto di “Ieri, Oggi, Domani”

3-stelle

Un ottimo film, molto intenso, ma che forse non riesce ad andare oltre la superficie. 

La Scheda del Film

Youth – La giovinezza, regia di Paolo Sorrentino – Italia, Svizzera, Francia, Gran Bretagna 2015 – Drammatico
attori e personaggi Michael Caine (Fred Ballinger), Harvey Keitel (Mick Boyle), Rachel Weisz (Lena Ballinger), Paul Dano (Jimmy Tree), Jane Fonda (Brenda Morel), Alex MacQueen, Mark Kozelek, Rolly Serrano, Loredana Cannata, Robert Seethaler, Madalina Diana Ghenea, Emilia Jones, Luna Zimic Mijovic, Neve Gachev, Tom Lipinski, Chloe Pirrie, Alex Beckett, Nate Dern, Mark Gessner, Paloma Faith, Ed Stoppard, Melinda Bokor, Sonia Gessner, Beatrice Walker e con la partecipazione straordinaria di Sumi Jo
Soggetto e Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Fotografia: Luca Bigazzi
Scenografia: Ludovica Ferrario, Arredamento Daniel Newton, Marion Schramm
Costumi: Carlo Poggioli
Musica: David Lang
Prodotto da Indigo Film, Number 9 Films, C-Films, Barbary Films, Pathé per Medusa Film, colore, 119′

Giuseppe Causarano

Locandina italiana Youth - La giovinezza

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