“Madrepàtria – Racconti dell’umana sorte”

La vita di ogni giorno, fatta di alti e bassi, di momenti di felicità (sempre troppo pochi) e di sconforto (sempre troppi), di soddisfazioni e delusioni: “Madrepàtria – Racconti dell’umana sorte”, il secondo libro di Valentina Orsini, parla di tutti noi.

Raccontare tanti ritagli di vita e tante figure che abitano oggi l’Italia – giovani in cerca di lavoro, famiglie, anziani – non è certamente semplice, vista la situazione complicata che attanaglia il nostro Paese da almeno una decina d’anni, ormai. Ma Valentina è riuscita, con il suo stile appassionante, a tratteggiare un quadro vero e reale, quanto drammatico, ma che non abbandona la speranza.

Un po’ come nell’opera di Ugo Foscolo, che è il punto di partenza del libro ma che, sotto quella dimensione lugubre, abbandonata al destino, cela invece la rabbia, il non poter raggiungere qualcosa che non è stato e forse non sarà mai, senza dimenticare però l’amore per la terra, per le persone e per le cose che (ci) appassionano. La sua poetica, inoltre, precede l’inizio di ciascun racconto. Essi si dipanano orizzontalmente, rendendo il libro come un’ampia panoramica, e una riflessione, sulla contemporaneità.

“Al Signor T. non mancava nulla, o forse l’esatto contrario. Si sedette sulla panchina stretta della fermata dell’autobus, e iniziò a pensare. […] Come può mancare qualcosa che non c’è mai stato? La mancanza di una mancanza? Che paradosso! Eppure l’idea bastava, a riempire quei giorni. A indurire tutte le mancanze, fino a fare male. Bastavano le bugie a lenire quel dolore, bastava il peggior compromesso tra sé e sé. ‘Allora è possibile’, si rispose. La nostalgia di ciò che non è mai stato esiste.” (da “L’autunno del Signor T.”)

La scrittura di Valentina Orsini è piena di colori, sfumature, dettagli. È così da sempre sul suo magnifico blog CriticissimaMente, è stato così in Caramelle al gusto arancia (la sua opera prima), è così anche in Madrepàtria. Dopo una prima parte più arcigna da affrontare, ove è evidente, e giusta, l’amarezza dell’autrice per molti aspetti che non vanno del nostro Paese, ecco che la parte centrale è più variegata, e viaggia sul filo dei ricordi (“L’autunno del Signor T.”, da cui l’estratto precedente, ma anche “Dall’altra parte batte sempre il sole”), delle situazioni che spesso in famiglia ci lasciano delusi (“Il prezzo della concordia”) , dei grandi progetti ma anche del contrasto tra sogni e realtà (“Una casa gialla in Costa Rica”). Non mancano anche gli splendidi riferimenti autobiografici, momenti più brillanti, ora più divertenti, ora più tristi. La vita stessa, appunto.

“Mio padre e mia madre avevano vinto perché avevano perché avevano trovato il giusto compromesso. L’armonia persino nel dissenso, un gusto che piacesse a entrambi, una vita vissuta nella stessa stanza. Magari con la luce accesa. Ma che fine abbia fatto il loro esempio, a pensarci ora, proprio non lo so.” (da “Il prezzo della concordia”)

La parte finale del libro, poi, non può che ritornare sul tema del lavoro. Che è tra quelli dove maggiormente è posta l’attenzione dell’autrice e del resto l’attualità lo chiede, ardentemente. Di cercare risposte, una strada, una direzione da seguire. Nonostante tutto, qui.

“Tutte le volte in cui prova a mettere via la borsetta rossa, torna il ricordo dei pomeriggi in biblioteca, a studiare letteratura. Le mattine che non passavano mai durante la sessione invernale, con Chiara, nella Cripta dell’Università. Lì dentro Francesca aveva riposto ogni cosa. […] Ma non può certo dimenticare tutta quella gioia, il tempo andato, i sogni seminati con cura. Non lo dimentica nemmeno oggi, che da tutti quei sogni poi è sbocciata una donna, una madre. Mirko e Gaia avevano cambiato la vita di Francesca, ma non l’avevano privata dell’entusiasmo, non avevano affatto stravolto i suoi piani. Alla faccia di chi dubitava di una simile impresa. Laurearsi e fare un figlio: ‘Una follia!’ ” (da “Francesca e la borsetta rossa”)

Madrepàtria – Racconti dell’umana sorte è questo, e molto altro. Come un quadro da guardare con grande sagacia, per scoprirne la vera profondità, e i piccoli tesori nascosti all’interno di esso.


“Madrepàtria. Racconti dell’umana sorte”

di Valentina Orsini
Editore: Edizioni Efesto
Anno edizione: 2017
118 p., Brossura

L’autrice
Valentina Orsini nasce a Roma, il 10 Agosto 1985.
Autrice e blogger, speaker radiofonica e incredibilmente mamma appassionata di dolci e cucina.
È laureata in Letteratura, musica e spettacolo.
Dal 2012 scrive sul suo blog CriticissimaMente, pubblica alcuni racconti (Aghi di pino e carta straccia, La storia delle cose) sul sito Letture da metropolitana.
Esordisce nel 2015 con Caramelle al gusto arancia, edito da Leucotea Edizioni, un romanzo che affronta il tema delicato e sempre attuale dell’aborto volontario.

“Madrepàtria – Racconti dell’umana sorte” è disponibile su IBS, Amazon, La Feltrinelli, Mondadori Store, Libreria universitaria

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