“Dunkirk”: il tempo, la paura, il riscatto

Il decimo film di Christopher Nolan, un’opera imponente e straordinaria: parliamo di “Dunkirk”, che ci riporta nei giorni tra fine maggio e inizio giugno del 1940.

Dunkerque, Francia. Il Corpo di Spedizione Britannico, insieme alle truppe francesi, belghe e canadesi (per un totale di circa 400mila uomini), è costretto a indietreggiare fino alla spiaggia. Sebbene la costa si trovi soltanto a 26 miglia di distanza da casa, l’attracco per le navi inglesi è proibitivo, e non c’è modo di raggiungere l’altra sponda, mentre il nemico è in avvicinamento, sempre di più. Ma, dopo giorni di attacchi aerei e accerchiamenti, c’è ancora una speranza: quando viene diramato un richiamo di aiuto ai civili oltre la Manica, che possiedano piccole imbarcazioni perché vengano in soccorso, molti partono volontari, come il signor Dawson (Mark Rylance), il figlio Peter (Tom Glynn-Carney) e il suo amico George (Barry Keoghan). Ed è così che una flotta di barche private salpa dal sud della costa inglese per raggiungere la Francia e riportare gli uomini a casa, tra i quali troviamo il giovane Tommy (Fionn Whitehead), che come altri ha, come unico pensiero, quello di mettersi in salvo. Mentre la RAF tenta di allontanare i nemici dalla spiaggia, con alcuni valorosi piloti, come Farrier (Tom Hardy) e Collins (Jack Lowden), il comandante della Marina britannica in capo (Kenneth Branagh) cerca di guidare la fuga disperata.

Christopher Nolan Kenneth Branagh Dunkirk
Un gruppo di soldati inglesi si trova tra le strade di Dunkerque. Ad un tratto, inizia a cadere una pioggia di proiettili, delle stilettate che non lasciano scampo: solo uno di essi, forse il più giovane (e che sarà colui sul quale si poggerà l’attenzione) riesce a fuggire e a raggiungere la linea di difesa, ridotta soltanto alla spiaggia. Ma già in poche sequenze è ben chiara la cifra tecnica e stilistica del film, così come Christopher Nolan l’ha pensata: un senso di angoscia e accerchiamento continuo, inevitabile, soffocante, seguendo passo dopo passo i soldati in scena (da notare come la camera di ripresa sia più in movimento di quanto Nolan ci abbia da sempre abituati), scandendo l’azione con la colonna sonora di Hans Zimmer che cresce d’intensità poco alla volta ma inesorabilmente, e con un sonoro che fa vibrare letteralmente lo spettatore. E, proprio su quest’ultimo aspetto, che vorrei porre l’attenzione, perché, mai come in Dunkirk, Nolan aveva calcato la mano sull’impatto audio in suo film: spari, rombi d’aereo, esplosioni diventano protagonisti della scena, con un realismo quasi impareggiabile.
Ma, del resto, per il regista britannico l’aspetto tecnico è importante quanto la struttura narrativa: e stavolta anche di più. Abbiamo parlato del sonoro: ma come non sottolineare il lavoro di Hoyte Van Hoytema alla fotografia, di Lee Smith al montaggio e dello stesso Zimmer per la partitura musicale?

Girare un film in IMAX richiede un lavoro aggiuntivo sia a livello pratico (le cineprese IMAX sono più grandi di quelle Panavision, specialmente se montano la pellicola, come in questo caso) che sugli interventi da effettuare per rendere al meglio la volontà di un regista esigente come Nolan: il risultato è notevole poiché possiamo apprezzare sia la bellezza delle scenografie, specie per le riprese in esterna (quasi interamente nella splendida Dunkerque) ma anche per dare la tonalità più corretta possibile che richiami il 1940. L’impressione che ho avuto io, già dai trailer, era come guardare una fotografia dell’epoca, con l’effetto tipico delle pellicole di quel tempo.
A questo, va aggiunta la quasi totale assenza di effetti visivi computerizzati, ai quali Nolan da sempre preferisce quelli tradizionali, che si dimostrano la carta vincente per ricreare l’atmosfera.

Alla settima collaborazione con Nolan, per Smith il lavoro è stato – come sempre! – complicato: la sovrapposizione temporale della narrazione, che però risulta fluida e perfettamente calibrata, è l’ennesima sfida vinta dal regista britannico e dal montatore australiano.

E poi c’è Hans. Come hanno spesso raccontato, Nolan e il compositore tedesco (alla sesta collaborazione con il regista) si comprendono al volo: spesso Zimmer non ha neppure ben chiaro di cosa parlerà esattamente il prossimo film, ma soltanto sulle prime indicazioni riesce a cogliere lo spirito dell’opera, e a tratteggiarne l’anima attraverso le sue note. La colonna sonora accompagna Dunkirk quasi per l’intera durata, ed è come se fosse una voce fuori campo che racconti e scandisca ogni scena, e la conseguente tensione drammatica. È una ricerca costante del suono, non è armonica come quella di Inception o imponente e nostalgica come quella di Interstellar, ma procede a strappi, si intensifica in alcuni momenti e si fa più soffusa in altri, fino alla magnifica apertura finale, che “libera” lo spettatore (vi consiglio questo articolo per saperne di più). Esemplificativo il brano “Variation 15”.


Ma, a sublimare il tutto, c’è ovviamente la mano maestra di Christopher Nolan che per Dunkirk è tornato a scrivere interamente la sceneggiatura come non accadeva dai tempi di Inception. Ci siamo soffermati sui vari aspetti tecnici, ma adesso dobbiamo addentrarci nell’essenza del film.

Dunkirk ha alcune caratteristiche ben precise: pochi dialoghi, grande coinvolgimento dello spettatore attraverso il realismo delle immagini (anche per questo Nolan, che ha girato il film in IMAX 70mm, ha cercato di far comprendere al pubblico come l’esperienza cinematografica in generale, ancor meglio se su uno schermo effettivamente IMAX, era necessaria), e narrazione su tre piani temporali. Qualità che ricordano molti dei film precedenti del regista britannico, ma Dunkirk non è una sintesi dei lavori già ammirati, quanto un ulteriore passo in avanti. Del resto, è la prima volta che Nolan si confrontava con un progetto su fatti storicamente accaduti, ma il suo cinema si perfeziona a ogni opera sempre di più.

Christopher Nolan Dunkirk Tv Spot
Il coinvolgimento è totale. Aria, terra, mare: l’azione e il dramma collettivo sono al centro dell’attenzione.
Il nemico è invisibile, non lo si vede, ma lo si sente, presente e terribile: questo crea ancora più suspense nello spettatore, ma è anche un modo per sottolineare come più che altri esseri umani si combatte il male, che distrugge la stessa umanità, ed esso non ha un volto, una personificazione, ma è insito in noi stessi e nel nostro simile, può spingerci all’errore e a non riconoscere la strada da seguire. Per questo occorre essere pronti, e forti: quei 400mila sulla spiaggia di Dunkerque difendono i valori della libertà e dell’uguaglianza, ma, se spinti all’istinto di sopravvivenza, potrebbero essere costretti a scegliere non tra il bene e il male ma piuttosto quale sia il male minore; perché la guerra è sì una lotta contro un nemico che vuole soffocare – appunto – la libertà, ma anche contro il lato oscuro che può appartenere a ciascun uomo e, nel caso, a ciascun soldato, che può cancellare i propri principi e le proprie certezze, fino all’annullamento della propria personalità, dove tutto è morte e distruzione. Militari esposti ai nemici e alle intemperie, provati fino al punto che una coperta e un po’ di pane e marmellata rappresentano l’unica speranza rimasta.

Dunkirk Fionn Whitehead
E poi ecco anche dei civili, che mettono a disposizione del proprio Paese la loro stessa vita, in nome di un’ideale e di uno spirito di rivalsa tipico dell’orgoglio britannico, specie quando viene attaccato. E questo concetto, che a molti qui in Italia ha urtato, a mio parere è comprensibile pienamente non se ragioniamo con la nostra mentalità ma solo attraverso quella inglese, dove la propria Nazione è una casa, vista come terra, luogo accogliente, punto di riferimento incrollabile, e per la quale vale il sacrificio… più che la retorica patria, come un doppiaggio disattento ma molto ‘italiano’ (vecchio retaggio di antichi echi) ha tradotto dall’originale home (casa, appunto, in senso ampio).
Infine ecco gli eroi del cielo, i piloti della RAF, che a bordo dei loro Spitfire proteggono i fuggiaschi e abbattono i nemici. Proprio sulle riprese aeree Nolan compie l’ulteriore miracolo visivo, perché sembriamo lassù insieme ai personaggi di Tom Hardy e Jack Lowden. Hardy, in particolare, recita con gli occhi e con il volto, e la sua interpretazione e intensa e sentita, e il suo personaggio dedito al compito che deve eseguire. Tra gli altri interpreti, menzione speciale per un magnifico Kenneth BranaghMark Rylance e per il giovane Fionn Whitehead, che anche lui antepone lo sguardo alle parole, e i suoi occhi sono scavati dalla paura e dal  non sentire che il proprio dovere venga compiuto.

Dunkirk
La battaglia di Dunkerque e l’Operazione Dynamo significarono infatti una netta sconfitta per gli anglo-francesi, ma furono anche l’inizio del riscatto contro il nazismo. Nolan non lo dimentica mai, e vedendo il film lo potrete notare fino al meraviglioso finale, ma la chiarezza narrativa di un film come questo sta anche nel sottolineare la sensazione della disfatta e la tragedia che per tutti quegli uomini, per la Gran Bretagna in pericolo e la Francia ormai crollata erano evidenti. La gestione temporale degli eventi (una settimana sulla spiaggia, un giorno in mare e un’ora in aria) che si dividono e pi si intersecano, non è un esercizio fine a sé stesso (con Nolan non lo è mai), ma un modo far vivere le emozioni con la stessa efficacia e come un continuo, senza un attimo di sosta, fino al congiungimento finale. Verso la libertà.

 

Il voto di Ieri, Oggi, Domani

“Dunkirk” è una perla di puro cinema, un’opera tecnicamente eccezionale che rasenta la perfezione. Qualcosa di raro nel panorama contemporaneo, quasi unico: con una regia illuminata, quella di Christopher Nolan, che dimostra perfettamente come vuole raccontare una storia di sacrificio e di speranza, una sconfitta che sarà una vittoria.


La scheda del film

Dunkirk, regia di Christopher Nolan – USA, Gran Bretagna 2017 – Drammatico, Azione, Guerra
interpreti principali: Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance, Kenneth Branagh, Aneurin Barnard, Harry Styles, Jack Lowden, Fionn Whitehead, James D’Arcy, Kevin Guthrie, Elliott Tittensor, Barry Keoghan
Soggetto e Sceneggiatura: Christopher Nolan
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Montaggio: Lee Smith
Scenografia: Nathan Crowley
Costumi: Jeffrey Kurland
Musica: Hans Zimmer
Casting: John Papsidera, Toby Whale
Una presentazione Warner Bros. Pictures, prodotto da Syncopy per Warner Bros. Pictures Italia
Formato: in pellicola IMAX 70mm, 70mm, 35mm, in digitale IMAX, in digitale 2K e 4K, a colori
Durata: 106′

Si ringraziano Warner Bros. Pictures Italia, Warner Bros. Pictures e WaterTower Music

4 pensieri riguardo ““Dunkirk”: il tempo, la paura, il riscatto

  1. Sono completamente d’accordo con quello che dici, soprattutto con l’importanza data da Nolan alla colonna sonora che in Dunkirk è ancora più fondamentale che in tutti i suoi precedenti lavori!

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    1. Grazie! Sì, devo dire che ascoltandola nel film, ma poi anche per intero sull’album, è incredibile notare il crescendo di intensità e di ricerca del suono, sembra proprio descrivere ogni movimento dei personaggi in scena ma anche ciò che accade attorno a loro, fino al meraviglioso finale.

      Liked by 1 persona

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