Nel caos di Baku vince Ricciardo, tra Vettel e Hamilton adesso è guerra aperta

Nella corsa più pazza della stagione di Formula 1 è accaduto di tutto, persino troppo: vince Daniel Ricciardo su Red Bull, precedendo la Mercedes di Bottas e la Williams di Stroll, al primo podio in carriera. Sebastian Vettel e Lewis Hamilton chiudono rispettivamente quarto e quinto ma a Baku, probabilmente, si è spezzato l’equilibrio nel segno della sportività che regnava fra i due.

LA GARA

Già in partenza le prime scaramucce: Hamilton tiene la posizione, Raikkonen insidia Bottas alla curva 2 ma il connazionale finlandese allarga la traiettoria e spinge il ferrarista all’esterno, facendogli riportare danni all’ala anteriore. Ne approfitta Vettel che va a caccia di Lewis mentre dietro si fanno vedere le Williams e le Force India (a loro agio col motore Mercedes sui lunghi rettilinei di Baku), e le Red Bull, specie con Verstappen. I commissari di gara graziano Bottas, impegnato già a risalire, ma è solo la prima di varie decisioni discutibili che prenderanno, così come quelle della Direzione gara. Dopo una decina di giri tranquilli, con Ricciardo a passare per primo dalle gomme super-soft alle soft, iniziano i problemi: al 12° giro Kvyat termina la sua gara dopo la curva 12, ma ferma la vettura in una posizione scomoda (per quanto fuori traiettoria); i commissari di pista non riescono ad entrare in azione, anche perché non v’è abbastanza spazio sulle vie laterali per i mezzi di assistenza – che si tende a non far entrare più direttamente sul tracciato – e sono poche le feritoie che aprano i varchi sulla pista. Nel frattempo, Charlie Whiting cincischia (come suo solito) e così solo dopo quasi due giri fa il suo ingresso in pista la Safety Car, che rientrerà in pit-lane solo al 17°. Alla ripartenza, Perez attacca Vettel senza successo, mentre Raikkonen si trova aggredito e superato da Massa e Ocon e perde un altro pezzo di alettone anteriore. Perché non gli è stato cambiato? Né dai box ma neppure la Direzione gara hanno sollecitato il finlandese in tal senso: grosso detrito in pista, dentro ancora la Safety Car. Ma, alla seconda ripartenza, accade l’imponderabile: Hamilton rallenta di colpo, poco prima che la vettura di sicurezza rientrasse, Vettel lo tampona e protesta platealmente, e per reazione affianca il britannico e gli assesta una ruotata con l’anteriore destro. Superato il traguardo, le Williams restano vicine con Ricciardo dietro, mentre le due Force India si scontrano, e Perez ne paga le conseguenze. Pioggia di detriti in pista, su più punti, compresa parte del muso di Vettel, per Raikkonen c’è anche una foratura ed è Alonso, il più esperto fra tutti, a gridare alla Direzione gara di esporre la bandiera rossa per ripulire: questo la dice lunga sull’inadeguatezza, ormai conclamata, di Whiting che dà ragione all’asturiano della McLaren e ferma la gara. Tutti in pit-lane, con le Ferrari che cambiano i pezzi danneggiati. Si riparte dietro la Safety Car dopo circa venti minuti, con Hamilton che tiene dietro Vettel mentre Ricciardo scavalca Massa e Stroll; intanto, i commissari di gara decidono sul da farsi, Hamilton inizia a mettere in serie giri veloci distanziando il tedesco della Ferrari, ma attorno il 30° giro si accorge che la protezione della testa che copre l’abitacolo non era fissata bene e rischia di volare via. Lewis ci mette due giri a rimediare e tornare ai box, e proprio in quel momento, come per magia, i commissari di gara sanzionano Vettel con lo stop & go di 10 secondi per guida pericolosa. I due contendenti si ritrovano così dietro, Massa si deve ritirare a sua volta, Ricciardo sfugge via, Stroll si ritrova secondo e Bottas porta al termine l’operazione podio, scavalcando prima Magnussen, poi Ocon. Hamilton prima si lamenta via radio per la penalità – a suo dire – non abbastanza dura su Vettel, poi chiede al team di far rallentare Bottas per fargli fare da tappo su Vettel, uscito davanti a lui dopo il passaggio obbligato in pit-lane… il solito Hamilton, che però deve accontentarsi del quinto posto, nonostante gli assalti a Vettel che chiude quarto, con Ricciardo che conquista la prima vittoria stagionale per Red Bull e la sua quinta in Formula 1 e Bottas che proprio sul traguardo beffa il giovane canadese Stroll, che chiude terzo ma in un colpo solo mette fine alle critiche che lo avevano bersagliato in avvio di campionato e consegna il primo podio stagionale alla Williams.

DUELLO A BAKU: FINE DELLA PACE?

Il Mondiale 2017 è stato caratterizzato, fin dalla prima gara, dalla sfida tra una ritrovata Ferrari e la corazzata Mercedes e fra gli alfieri Vettel e Hamilton. Tra i due non c’è mai stato un rapporto particolare, forse neanche una stima incondizionata, ma sembrava che il fair play e i complimenti reciproci potessero rappresentare un nuovo modo di lottare per un Mondiale, con determinazione ma anche rispetto. La pace tra i due però potrebbe essere già un lontano ricordo. Per come la vede chi vi scrive, a Baku entrambi i piloti sono andati oltre il limite della correttezza da tenere in pista: Hamilton ha provocato l’avversario, ha rallentato troppo e in maniera non motivata dietro la Safety Car, che prima accusava di tenere un passo troppo lento ma in curva non si può frenare, casomai si accelera. È vero che il battistrada fa l’andatura ma deve farla senza recare danno a chi lo insegue; Vettel invece è sembrato sorpreso (come poco prima con Perez nella seconda ripartenza) ma ha subìto un torto evidente, è stato costretto a tamponare il britannico ma poi ha avuto una reazione fuori luogo, affiancandolo e speronandolo deliberatamente. Manovra da rischio bandiera nera e squalifica, ma, di fronte alla provocazione, i commissari di gara hanno ritenuto di sanzionare Vettel con un pesante stop & go (ormai raramente utilizzato, dopo l’introduzione di penalità di tempo a fine gara e drive through) ma, a pensar male, al momento più opportuno per Lewis, quando quel problema sulla vettura lo ha costretto a una sosta e contestualmente è stato anche graziato, pure lui dopo Bottas, da eventuali e sacrosante penalità.

Quello che è evidente è che l’incertezza l’ha fatta da padrone e il nervosismo ha condizionato la gara, e soprattutto rischia di avere effetti negativi sulle prossime corse. I piloti, oltretutto, costretti a fare due gare in una, non hanno avuto neppure la tranquillità necessaria. Vettel è però caduto nella trappola delle provocazioni di Hamilton, che ha sempre avuto un atteggiamento simile contro i suoi avversari più insidiosi. Dopo il Canada avevo scritto che la Ferrari doveva essere pronta a tutto: e pure questo era incluso nel conto.

 

UN CIRCUITO INAPPROPRIATO

Ne ho già accennato, ma è doveroso tornare sull’argomento: dopo vent’anni (e più) che seguo la Formula 1, non è possibile continuare a vedere uno spettacolo preoccupante come quello cui abbiamo assistito a Baku. Nella prima edizione del 2016, una gara sostanzialmente monotona non aveva fatto sorgere alcuna problematica. Ma quest’anno, con maggiore competitività in pista, e dunque vetture più veloci, performanti e con gare più combattute, la corsa è stata piena di episodi e già dalle libere si era notato come, specie alla fatidica curva 8, la chicane del Castello, i tempi per liberare il tracciato da una vettura ferma o, peggio ancora, per prestare eventualmente assistenza ai piloti fossero lunghi. Si può evidenziare come siano poche le feritoie che danno sulla pista e da dove i commissari – parecchio impreparati – possono uscire; come sia complicato l’ingresso della Safety Car in pista, ovvero i piloti notano la vettura di sicurezza dinanzi a loro solo prima della curva 2 e non sul rettilineo (peraltro di oltre 2 km); i mezzi di recupero vettura, dietro le barriere della pista, hanno poco spazio per agire; la curva 8, nuovamente, ha solo poco più di 7 metri di larghezza, ben al di sotto del minimo consentito dai regolamenti; e le stesse barriere lasciano parecchie perplessità per la loro struttura, soprattutto alla curva 1. La Formula 1 è certamente cambiata, e molto: il marketing e gli introiti di sponsor e tv erano già determinanti con Ecclestone, ancora di più con Liberty Media. Ma i passi in avanti fatti con la sicurezza negli ultimi anni non possono venir meno di fronte ai milioni di dollari che portano gli organizzatori di gare in Stati munifici come l’Azerbaijan. Il circuito di Baku ha dei limiti che appaiono davvero difficili da risolvere e non si può scherzare da questo punto di vista. Anche per il 2018 l’evento è già in calendario ma dopo una gara così non si può dare nulla per scontato. Ci si chiede, poi, cosa aspetti la FIA a rimuovere Whiting e il suo team dalla Direzione gara, perché è ormai evidente e manifesta l’inaffidabilità e la non chiarezza delle decisioni che vengono assunte soprattutto nelle circostanze più difficili.

2017 Formula 1 Azerbaijan Grand Prix – Round 8

Classifica della gara (prime posizioni)

Classifica Piloti (Prime Posizioni)


Classifica Costruttori


Si ringrazia il sito ufficiale della Formula 1 ®: formula1.com

2 thoughts on “Nel caos di Baku vince Ricciardo, tra Vettel e Hamilton adesso è guerra aperta

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...