Cinema, Recensioni

Silence

Un viaggio che esplora la fede e il ruolo di Dio, quando violenza e sopraffazione pongono persino il dubbio sulla sua presenza. Parliamo di “Silence”, il nuovo film diretto da Martin Scorsese.

1640. Due missionari gesuiti portoghesi, padre Rodrigues (Andrew Garfield) e padre Garrpe (Adam Driver), partono alla volta del Giappone, per andare alla ricerca del loro padre spirituale, padre Ferreira (Liam Neeson), che è dato per disperso e qualcuno dice abbia anche abiurato Gesù Cristo, costretto dai buddhisti. In Giappone è infatti in atto una persecuzione nei confronti dei cristiani da qualche decennio: lo shogunato ha chiuso il paese agli occidentali, fatta eccezione per gli olandesi, e vietato il Cristianesimo. In questo modo il Buddhismo è divenuto religione del regime, e i cristiani che resistono devono pregare in segreto, pena – se venissero scoperti – torture, sevizie e infine la morte. Per padre Rodrigues e padre Garrpe la situazione è subito drammatica, nonostante trovino dei villaggi disposti ad aiutarli. E mentre la violenza sembra aver sempre la meglio, la fede inizia a vacillare, in quelle terre lontane.

Tratto dal libro di Shûsaku Endô (in Italia pubblicato da Corbaccio) e scritto da Scorsese insieme a Jay Cocks, il film inizia con il silenzio in sottofondo. Ma è un silenzio carico di significato. E’ la fede in Dio a spingere i due missionari in Giappone, dove possono incontrare la morte a ogni passo; ma è anche la volontà, ferma, di ritrovare il loro fratello. Il film apre uno spiraglio su un periodo storico buio, nel quale la prevaricazione e l’intransigenza contro i cristiani erano drammatica realtà in Oriente.
Scorsese si sofferma su alcune questioni: il significato della fede, l’importanza che essa può avere, sulle derive assolutistiche che la religione può assumere. Storicamente, i cristiani sono stati perseguitati dai romani ma sono diventati a loro volta persecutori, specie negli anni più oscuri del Medioevo. Ma anche le altre dottrine non sono state esenti: e fra esse il buddhismo. Ciò che padre Rodrigues comprende, col tempo, è che sia per motivazioni politiche, che strettamente religiose, il Giappone ha attuato una persecuzione spietata contro i Kiristan, sradicando di fatto l’evangelizzazione, che il gesuita Francesco Saverio aveva iniziato nel 1549, e aveva coinvolto circa 300.000 persone in mezzo secolo. Ma le torture, le privazioni, i rastrellamenti continui nei villaggi e nelle comunità di contadini hanno portato ai risultati sperati dallo shogunato Edo (o Tokugawa). Nonostante questo, Rodrigues e Garrpe partono comunque per il Giappone, ma è in quella terra infida, «dove non cresce niente e non è possibile mettere radici», che cadranno nel dubbio. E se davvero non fosse possibile convertire quel popolo al cristianesimo? E se fosse sbagliato imporre una fede? Ma, viceversa, è giusto soffocare una fede con la violenza, o imporne un’altra, con la stessa, bruta, forza?

Sentiranno più volte il silenzio, quello di un Dio che non gli parla più, che appare sordo di fronte al dolore e alla sofferenza dei suoi fedeli perseguitati, che assiste e non si palesa. Nelle lunghe sequenze riflessive, immersi nel paesaggio anch’esso silente, la loro incrollabile sicurezza, fortificata dalla fede, verrà meno un po’ alla volta. Scorsese invita a porre attenzione su una delle questioni spirituali più profonde del cristianesimo e del cattolicesimo in particolare, ovvero il rapporto tra il credente e Dio, che spesso sembra non ascoltare le preghiere e le richieste d’aiuto; ma, d’altro canto, ogni credente deve sapere che Dio è con lui, e non verrà mai abbandonato.

La regia di Scorsese è potente. Ogni inquadratura racconta un dettaglio, ma sembra quasi che qualcuno osservi: dall’alto, a distanza con un campo lungo, ma anche con i primi piani intensi. E’ un’entità superiore, forse. Che, appunto, non interviene in maniera diretta, almeno non in modo da accorgersene. La mani di padre Rodrigues che si intrecciano con quelle dei contadini, o di altri prigionieri, di uomini e donne in cerca di risposte, è un segno molto significativo di speranza e perdono; i simboli e gli oggetti cristiani, poi, sono uno strumento importante, che rafforzano la preghiera. Tra le qualità del film vi è anche quella di non porsi come un manifesto religioso, ma in maniera critica pone a sua volta delle domande su ciò che rappresenta la fede in Dio anche in presenza di determinate azioni dell’uomo.

Dal punto di vista tecnico, poi, “Silence” è inappuntabile. Nella magnifica fotografia di Rodrigo Prieto, che ci immerge nelle ambientazioni naturali mantenendo un tono coerente per tutta l’opera, spiccano di conseguenza le scenografie di Dante Ferretti (che ha curato anche i costumi). Un film che del resto Scorsese ha preparato per anni non poteva che avere una sua perfezione stilistica.
Una nota di merito anche per la prova di Andrew Garfield, che si conferma come attore in crescita, nonostante l’intensità delle interpretazioni sia da vedere come insieme e non singolarmente, giacché è l’aura stessa che circonda la pellicola a porre in risalto i concetti rispetto alla presenza scenica.

Certo, sorprende come il regista statunitense abbia letteralmente stravolto il suo stile consueto per dedicarsi a un film sentito quanto particolare, e parecchio arduo per lo spettatore. Non è semplice addentrarsi nell’opera, ma quando lo si fa non si può che rimanere estasiati da tanta bellezza cinematografica.

Il voto di “Ieri, Oggi, Domani”

4-stelle

E’ riuscito, dopo un lungo lavoro, a girare un film che, per tematica e profondità narrativa, riteneva davvero importante. “Silence” di Martin Scorsese è un’opera magnifica, e di grande impatto visivo e narrativo.

La scheda del film

“Silence”, regia di Martin Scorsese – USA 2016 – Drammatico
interpreti principali e ruoli: Andrew Garfield (padre Rodrigues), Adam Driver (padre Garrpe), Liam Neeson (padre Ferreira), Tadanobu Asano (l’interprete), Ciarán Hinds (padre Valignano), Issei Ogata (Inoue), Shinya Tsukamoto (Mokichi), Yoshi Oida (Ichizo), Yôsuke Kubozuka (Kichijiro), Ryo Kase, Michié, Nana Komatsu, Shi Liang, Diego Calderón
Soggetto: dal libro di Shûsaku Endô
Sceneggiatura: Jay Cocks, Martin Scorsese
Fotografia: Rodrigo Prieto
Montaggio: Thelma Schoonmaker
Scenografia: Dante Ferretti
Costumi: Dante Ferretti
Musica: Kathryn Kluge, Kim Allen Kluge
Casting: Ellen Lewis
Prodotto da Cappa Defina Productions, Emmett/Furla/Oasis Films, Fábrica de Cine, SharpSword Films, Sikelia Productions per 01 Distribution
Formato: a colori
Durata: 161′
Uscita italiana: 12 Gennaio 2017
Uscita USA: 23 Dicembre 2016 (solo in alcune sale), 13 Gennaio 2017

Foto: © 2016 Paramount Pictures

 

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