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A Silverstone Hamilton da dominatore, Bottas vola ed è secondo. Disastro Ferrari

Il Gran Premio di Gran Bretagna rischia di segnare la svolta nel Mondiale 2017 di Formula 1, in favore di Hamilton, che domina dal primo all’ultimo giro e recuperando quasi del tutto il distacco in classifica da Vettel, e di Bottas, forse il pilota più continuo attualmente, secondo dopo un’ottima rimonta. La Ferrari invece affonda: è vero che Raikkonen chiude terzo e sul podio, ma Sebastian conclude settimo dopo che entrambi i piloti hanno subito il danneggiamento della gomma anteriore sinistra nel finale. Un disastro giunto al termine di una gara che già aveva evidenziato una netta differenza tecnica tra le due squadre.

Alla partenza, Hamilton scatta bene dalla pole seguito da Raikkonen, mentre Vettel subisce l’attacco di Verstappen che lo supera. Già durante il primo giro di ricognizione ( che aveva visto fermarsi Palmer a metà circuito portando la direzione gara ad abortirlo abbassando a 50 le tornate da effettuare), i freni del tedesco davano qualche problema tanto che erano quasi in fiamme dallo start. Vettel ne paga le conseguenze ma non riesce a superare l’olandese volante della Red Bull, né sull’immediato né dopo la ripartenza al 5° giro, in seguito all’ingresso della Safety Car in pista dopo che Kyvat aveva speronato Sainz, il compagno di squadra della Toro Rosso, causandone il ritiro. Solo dopo una quindicina di giri, mentre Hamilton vola anche se Raikkonen ne tiene abbastanza il passo, il tedesco della Ferrari va all’attacco di Verstappen che però si difende con decisione, rischiando il contatto. Colpi proibiti da parte di entrambi, ma per Vettel a questo punto non resta che l’undercut, anticipando la sosta al 18° giro e passando sulle soft, con un giro molto veloce subito dopo che, insieme a un piccolo contrattempo al cambio gomme di Max alla 19^ tornata, permette a Vettel di portarsi davanti. Nel frattempo, uno scatenato Bottas rimonta già con le soft (partito nono dopo la sostituzione del cambio nelle libere) e si mette in una posizione di vantaggio rispetto alle due Ferrari, che passate entrambe a loro volta sulle soft non riescono a infilare una serie di giri veloci e soffrono, soprattutto nel primo settore – dove il carico aerodinamico e la trazione sono fondamentali – con un distacco di oltre 6 decimi dalla Mercedes. Così, Bottas passa alle supersoft e dopo una prima parte di gara lunghissima si porta all’attacco di Vettel che prima resiste, poi al 44° giro deve arrendersi. Intanto, dietro Verstappen gestisce la quinta posizione mentre Ricciardo, partito dal fondo, è autore di un’eccezionale rimonta ed è sesto. Quando la gara va a concludersi, accade l’imponderabile: Raikkonen, che in precedenza aveva lamentato qualche problema sulla vettura, vede afflosciare la gomma anteriore sinistra, a causa probabilmente del blistering (degrado che in Austria aveva infastidito molti ma non la Ferrari); il finlandese va ai box e deve lasciare spazio a Vettel, e contemporaneamente anche Verstappen deve rientrare a cambiare gomme per evitare di arrivare allo stesso problema. Al penultimo giro, il colmo: anche Seb subisce lo dechappamento dell’anteriore sinistra e non può far altro che cercare di giungere ai box, ma perde inesorabilmente posizioni e punti in classifica. Chiude settimo, mentre Raikkonen salva il podio alle spalle delle imprendibili Mercedes e lo difende dall’assalto delle Red Bull.


I temi emersi dalla gara sono molteplici e per nulla favorevoli alla Ferrari. Innanzitutto, l’aspetto tecnico: la Mercedes ha ritrovato la forza che ha espresso nelle tre stagioni precedenti. Il lavoro paga, le competenze anche. Dopo l’avvio di stagione incerto, quando nonostante le vittorie in Cina, Russia e Spagna, queste erano più sembrate tre regali di una Ferrari non sempre attenta in qualifica e sulla strategia ma invece imprendibile in Australia, Bahrain e soprattutto Monaco, dal Canada in poi tutto è cambiato, con vittorie in serie proprio a Montreal quindi a Zeltweg e infine qui a Silvestone, sia con Hamilton che con Bottas, con in mezzo solo il successo di Ricciardo a Baku. In particolare il britannico sul circuito di casa ha fatto il bello e il cattivo tempo: per lui Grand Chelem, ovvero vittoria, gara sempre al comando, giro veloce e pole position. Da dominatore incontrastato ed è la risposta che i suoi tifosi attendevano. Anche per arginare l’arrembante Valtteri Bottas di questi ultimi tempi, sempre più vicino alla vetta della classifica e autore di una gran rimonta dalla nona posizione al via. Se Hamilton ha avuto comunque il vantaggio di avere pista libera, è proprio la prestazione del finlandese a rimarcare la differenza attuale tra Mercedes e resto della concorrenza: a suo agio con entrambe le mescole utilizzate, sempre veloce e scatenato fino all’ultimo tratto di gara, quando ha prima saltato Vettel e poi si è avvicinato anche a Raikkonen ben prima che il connazionale avesse il problema sulla gomma. In effetti, la Ferrari già dal venerdì non sembrava aver trovato il passo migliore, e anzi, il distacco era minimo di due o tre decimi di secondo, evidenziato sia in qualifica che soprattutto in gara. La Rossa ha faticato, come sottolineavo in precedenza, specie sui tratti veloci della pista inglese, ovvero i primi due settori, dove occorrono un lavoro perfetto sia dell’aerodinamica espressa dalla vettura (e qui la Ferrari ha accusato anche dalla Red Bull, basti vedere la fatica di Vettel nel cercare di avvicinare Verstappen) che della trazione, con una Mercedes che pennellava le curve potendo sfruttare anche una maggiore velocità in uscita e sui rettilinei seguenti (in particolar modo sull’Hangar Straight).
Problematiche che somigliano troppo a quelle che hanno rallentato la Ferrari nelle ultime stagioni anche se, a onor del vero, la pista di Silverstone, oltre ad essere quella di casa per molti avversari delle Rossa, è stata teatro delle peggiori prestazioni di Maranello nelle ultime tre stagioni, e quest’anno non ha fatto eccezione, anche per le caratteristiche del tracciato che poco si conciliano con quelle della vettura italiana.


Ma una, su tutte, è quella che sta facendo la differenza nuovamente in favore della Mercedes: l’utilizzo delle gomme. Quello tra scuderia di Stoccarda e Pirelli sembra un accoppiamento destinato nuovamente a durare perché, da quando è proprio Pirelli il fornitore unico, nessuno come il team anglo-tedesco ha saputo ottimizzare le forniture (ed è inevitabile che in questo processo abbiano fatto la loro parte all’inizio quei test illegali del 2014…). Ma, nelle prime gare di questa stagione, è proprio sulle gomme – oltre ovviamente sulla parte tecnica – che la Ferrari aveva costruito il suo vantaggio, allorquando riusciva a mandare in temperatura ogni tipo di mescola, in ogni condizione, e utilizzando la miglior ‘finestra’ prestazionale nei momenti decisivi della gara. Fattore sul quale invece la Mercedes soffriva ma che, adesso, ha evidentemente risolto, portandosi in pari con la Ferrari e sopravanzando la Rossa con i nuovi aggiornamenti sulla parte meccanica e sulla Power Unit, nuovamente superiore sulla velocità di punta che quando serve in qualifica (il famoso bottone magico…). La Ferrari, insomma, sta inseguendo da almeno tre o quattro gare ma se su piste semi-cittadine come Montreal e cittadine come Baku, e di breve distanza come Zetlweg, i distacchi sono facilmente contenibili, su una pista tradizionale come Silverstone si è assistito al punto più alto delle Mercedes contro quello più basso del Cavallino. Senza dimenticare una Red Bull ormai terzo incomodo e parecchio competitiva.


Non solo. Raikkonen in tutto il weekend è sembrato molto più tranquillo di Vettel e più a suo agio con la vettura. Il tedesco invece è stato poco brillante sia nelle qualifiche che, ancora una volta, alla partenza, e ha faticato e non poco a trovare il ritmo di gara. Tutto questo mentre Seb sembra accusare ormai da Baku in poi la situazione ormai quasi capovolta, ritrovandosi in classifica Hamilton a un solo punto.

Infine, occorre tornare a quanto accaduto sul finale. Non è la prima volta che la Ferrari ha tutte le ragioni di lamentarsi delle gomme Pirelli che, a differenza delle Bridgestone, mai si sono adattare alla Rossa. Quest’anno però, soprattutto grazie a una vettura dall’ottimo telaio, dall’aerodinamica efficiente e un comportamento meccanico gentile con gli pneumatici, sembrava finalmente aver trovato la chiave per sfruttare al meglio le gomme, a differenza della Mercedes, ad esempio, come accennavo in precedenza. Ma quando si verificano due inconvenienti così gravi, su entrambe le vetture e sullo stesso pneumatico… è troppo, e occorrono chiarimenti. Sappiamo che il fornitore dà delle indicazioni alle squadre su come poter utilizzare le gomme, e quali parametri rispettare in base alle condizioni della pista e altri fattori di tipo tecnico; non è raro però che i team non rispettino queste indicazioni soprattutto per cercare il limite della prestazione. Ma se entrambe le Ferrari e la Red Bull di Verstappen hanno avuto dei problemi, è logico pensare a qualcosa che sia andato storto. Basti pensare che nel GP d’Austria, sia Hamilton che Bottas hanno effettuato una seconda parte di gara con degli pneumatici che stavano soffrendo di blistering, ma hanno potuto arrivare fino in fondo senza che la prestazione, specie su Hamilton, andasse a calare e soprattutto senza rischiare un problema tecnico, a differenza di quanto accaduto a Silverstone. A fine gara, Raikkonen ha parlato di sfortuna, che verso la Ferrari ci vede purtroppo benissimo… ma in Formula 1 una spiegazione logica esiste quasi sempre.


Prossima gara il prossimo 30 Luglio a Budapest, sull’Hungaroring. Pista spesso favorevole alla Ferrari che sarà chiamata a invertire la rotta o sarà molto complicato contrastare la Mercedes imprendibile dell’ultimo mese e mezzo.

2017 Formula 1 Rolex British Grand Prix – Round 10

Classifica della gara (prime posizioni)

GP Gran Bretagna Formula1
Classifica Piloti (prime posizioni)

Drivers Championship Formula 1
Classifica Costruttori

Constructors Championship Formula1

Si ringrazia il sito ufficiale della Formula 1 ®: formula1.com

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