Cinema, Recensioni

“Room”: il coraggio di tornare a vivere

“Room” è un film diretto da Lenny Abrahamson, con Brie Larson, vincitrice del Premio Oscar 2016, e il piccolo Jacob Tremblay protagonisti. Una storia drammatica, ma anche piena di coraggio, per riuscire a tornare alla vita. 

(attenzione, contiene spoiler)

Jack (Jacob Tremblay) ha cinque anni e da sempre vive nella ‘stanza’.
La ‘stanza’ è la sua casa. Ogni giorno saluta il lavandino, le sedie, la tv, il cielo che può scorgere solo da una piccola finestra in alto, e l’armadio. Il posto dove il piccolo deve chiudersi quando Old Nick (Sean Bridgers) viene per infilarsi nel letto di Joy (Brie Larson), la madre di Jack, che lui chiama più semplicemente “Mà”. Joy ha visto rubarsi l’adolescenza e i suoi vent’anni da un maniaco che da sette anni l’ha rinchiusa in un capanno, abusando di lei in ogni maniera. La ragazza cerca in ogni modo di tutelare suo figlio, costruendogli il Mondo dentro la ‘stanza’, per isolarlo il più possibile dall’orrore e dare un senso alla loro esistenza, sperando di riuscire a fuggire, prima o poi. Jack crede che il Mondo sia davvero tutto lì, ma è molto intelligente e ha l’età per iniziare a capire di più, e Joy sa che, con lui, può adesso cercare di preparare un piano per scappare da quella situazione drammatica. Innanzitutto, rivela a Jack che c’è il Mondo anche oltre la ‘stanza’, fatto di cose e persone reali, e che loro devono tornare nella loro vera casa… per riacquistare la propria vita.
Un piccolo gioiello di regia e interpretazione. Scritto da Emma Donoghue, l’opera è tratta dal romanzo della stessa sceneggiatrice, ovvero “Stanza, letto, armadio, specchio” (titolo originale: “Room”), realizzato nel 2010 e ispirato al tremendo caso Fritzl.
Uno dei pregi di “Room” è di riuscire ad avere una visione d’insieme su una storia tanto drammatica quanto allucinante. C’è un prima, e un dopo. La prima parte del film racconta la prigionia, forzata, di Ma’ e Jack. Lei è tutto per lui e lui è tutto per lei. Dopo la fuga (attraverso una sequenza dal forte impatto emotivo e drammatico), c’è la vita, quella vera. Che per Joy significa un ritorno a casa, che le rivelerà amare sorprese, per Jack invece l’inizio dell’esplorazione del Mondo.

Dentro la ‘stanza’, la regia di Abrahamson segue, con estrema abilità, Ma’ e Jack. Lei è evidentemente stanca, sopraffatta dalla violenza subìta, ma cerca di essere sempre piena d’attenzione per il figlio, anche nel giorno del suo quinto compleanno. Jack, invece, non comprende pienamente cosa ‘Old Nick’ abbia fatto e cosa vada a fare nel letto suo e di Ma’, solo che è costretto a chiudersi nell’armadio quando lui arriva, la sera, finché non esce dalla porta, che si può aprire solo col codice che ‘Old Nick’ ha memorizzato. Non c’è modo per fuggire.
Non c’è.
Forse. Almeno fino a quando Joy non comprende che a cinque anni compiuti Jack è in grado di darle l’aiuto che serve, per lasciare quell’orrore, per tornare a riprendersi l’esistenza. Abrahamson riesce a descrivere l’assurdità e il dramma di Joy e Jack, e ci dà proprio l’idea del Mondo visto dal bambino: il cielo lì in alto, da quella finestra quadrata, sembra un pezzo d’azzurro e poco più. Le foglie cadute d’autunno per Jack non sono altro che questo, non può comprendere che fuori gli alberi si illuminano del loro verde nelle belle stagioni; non sa distinguere le persone reali da quelle che recitano in un telefilm, perché da quella piccola, vecchia tv che hanno non può apprezzarne le differenze, dato che altre persone reali non esistono per lui, oltre Ma’. Ma quando Joy inizia a fargli capire che oltre la ‘stanza’ c’è molto di più, anzi, c’è tutto, Jack sembra non crederci. Se non poco alla volta. Ma non del tutto. Sono solo l’amore e la fiducia verso Ma’ che lo spingono a fare come lei gli suggerisce. Un sotterfugio estremo, che sarà da via di fuga per entrambi da ‘Old Nick’.

Fuori dalla ‘stanza’, dentro il Mondo, Jack è come un neonato ai suoi primi passi. Scopre, ogni istante, cosa sia il Mondo. Gli oggetti, le case, i palazzi, le altre persone. Per Joy, invece, dopo il sollievo iniziale, non è piacevole scoprire che la sua famiglia non è più tale e che il rapporto con sua madre Nancy (interpretata da una splendida Joan Allen) non è esattamente idilliaco. Inoltre, l’opinione pubblica e i media non perdono occasione per sottoporre Joy al fuoco di fila delle interviste, con domande e supposizioni oltre ogni ragione. E così Joy, che sembrava così forte, si sente tutto ad un tratto debole, colpevole, condannata da qualcosa che avrebbe potuto fare (ma cosa?) e non ha fatto per Jack. Paradossalmente, è proprio il piccolo che si adatta meglio e prima alla nuova vita, perché Jack è libero dai pregiudizi della società che osserva, la stessa che guarda Joy con sguardo accusatorio. Ma non è così per Nancy, che in realtà sa cosa sua figlia ha provato a venirsi sottratti sette anni, a essere violentata, e come adesso sia distrutta dal punto di vista psicologico.

A mio parere, è molto più riuscita la prima parte del film: del resto, la portata emotiva dentro la ‘stanza’ è inevitabilmente maggiore, anche perché ci si trova a seguire i due protagonisti in una situazione disumana e non aspetti che il momento nel quale riescano a portarsi in salvo. Gli spunti della seconda parte, ovvero il riadattamento alla vita, il giudizio della società, l’utilizzo dei mezzi d’informazione, sono assolutamente interessanti anche se accennati e non portati fino in fondo. E anche lo sviluppo narrativo ne va a risentire, perdendo inoltre di intensità.
Ma i pregi di “Room” sono comunque superiori ai (piccoli) difetti. Su tutti, come detto, la regia di Abrahamson ma soprattutto i due protagonisti.
Brianne Sidonie Desaulniers, per tutti Brie Larson, conquista a 26 anni, e al primo ruolo davvero importante, Premio Oscar, Golden Globe, BAFTA, SAG Award e Critics’ Choice Award, praticamente tutto il meglio della stagione dei premi! E, del resto, il talento di questa giovane attrice appare davvero immenso.
Jacob Tremblay, 9 anni, sembra avere tutte le doti per diventare un grande attore. Sappiamo come spesso giovanissimi interpreti poi, da grandi, non siano più tali purtroppo: ma se la famiglia gli starà accanto (come del resto abbiamo visto alla Notte degli Oscar!) e chi lavorerà con lui lo terrà coi pieni ben piantati per terra… beh, sentiremo parlare a lungo di Jacob che rende perfettamente tutto lo stupore, la paura e la voglia di conoscere di Jack, in eccezionale armonia con Brie Larson sulla scena.

FILM STILL - ROOM

Il voto di “Ieri, Oggi, Domani”

3-stelle-e-mezzo

Lenny Abrahamson dirige un film a due velocità. Nella prima parte “Room” ha una forza drammatica e una tensione notevoli, per poi cambiare radicalmente ambientazione nella seconda parte perdendo però un pò di intensità, ma certamente non gli spunti di interesse. E ha due protagonisti eccezionali, Brie Larson e Jacob Tremblay, che riescono a trasmettere emozioni e rappresentano la forza dell’amore tra madre e figlio, contro tutto. 

 

La scheda del film

“Room”, regia di Lenny Abrahamson – Irlanda 2015 – Drammatico
interpreti principali: Brie Larson (Joy), Jacob Tremblay (Jack), Joan Allen (Nancy), William H. Macy (Robert), Sean Bridgers (Old Nick), Tom McCamus (Leo), Amanda Brugel (Officer Parker), Wendy Crewson (giornalista tv), Kate Drummond, Matt Gordon (Doug), Cas Anvar (Dr. Mittal), Jack Fulton, Randal Edwards (avvocato), Joe Pingue (Officer Grabowski), Sandy McMaster, Megan Park, Justin Mader
Soggetto e Sceneggiatura: Emma Donoghue
Montaggio: Nathan Nugent
Fotografia: Danny Cohen
Scenografia: Ethan Tobman
Costumi: Lea Carlson
Casting: Robin D. Cook, Fiona Weir
Musica: Stephen Rennicks
Prodotto da Film4, Irish Film Board, Element Pictures, No Trace Camping per Universal Pictures International Italy
Formato: a colori
Durata: 119′
Data di uscita italiana: 3 Marzo 2016

Giuseppe Causarano
@Causarano88Ibla


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