Cinema, Recensioni

“Steve Jobs”: il genio, l’ambizione, il futuro

“Steve Jobs” racconta tre momenti della vita e della carriera del fondatore della Apple, ma è molto di più che il “solito” film biografico: diretto da Danny Boyle e scritto da Aaron Sorkin, ha anche due protagonisti eccezionali, Michael Fassbender e Kate Winslet.

Macintosh – NeXT – iMac

1984. Steve Jobs (Michael Fassbender) è quasi pronto per entrare sul palco del teatro nel quale presenterà il nuovo Macintosh 128K, l’ultima meraviglia della Apple. Lo ritiene un evento storico, perché sa che potrebbe essere il personal computer del futuro, alla portata di tutti. Ma Jobs è nervoso, teso, non comprende – nel suo smisurato ego – come mai il TIME non lo abbia scelto come personaggio dell’anno, e per di più dopo gli ultimi preparativi, nonostante sia tutto pronto, pare che il Macintosh non riesca a dire “Hello”, e sia necessaria la versione a 512K affinché funzioni tutto… un problema per il perfezionista Jobs, per il quale la forma deve andare di pari passo con la sostanza, per far colpo sull’opinione pubblica, e rischia di farne le spese l’ingegnere Andy Hertzfeld (Michael Stuhlbarg). A cercare di calmarlo c’è Joanna Hoffman (Kate Winslet), la sua più fidata collaboratrice e confidente, che nel frattempo deve gestire l’arrivo di Chrisann Brennan (Katherine Waterston), l’ex fidanzata di Steve alla quale l’uomo nega un sostegno economico per sé e la figlia di cinque anni Lisa, nata dalla loro relazione ma che Jobs nega ancora di riconoscere…

1988. I deludenti risultati iniziali del Macintosh e la bufera societaria seguente hanno trascinato Jobs fuori dalla Apple. Steve – che nel frattempo ha riconosciuto la figlia Lisa e cerca di instaurare un rapporto d’affetto con la piccola – ha portato con sé parte del team per fondare la NeXT, e adesso è pronto al lancio del nuovo computer, dalla forma di cubo, strano e certamente innovativo. Ma i dubbi sul prodotto sono tanti e Joanna Hoffman intuisce che possa essere un tentativo di Steve di costruire una macchina che però vada tecnicamente ‘riempita’, da un sistema operativo efficace: le voci di un interessamento di Apple sono infatti sempre più insistenti. Peccato che per qualcuno la questione precedente non sia chiusa. Prima della presentazione, alla Davies Symphony Hall c’è anche Steve Wozniak (Seth Rogen), co-fondatore di Apple e creatore di Apple I e Apple II, che rinfaccia a Jobs la scarsa visibilità e riconoscenza anche nei suoi confronti e di chi ha lavorato per lui fino al 1984; poco dopo, Jobs ha uno scontro acceso anche con John Sculley (Jeff Daniels), l’amministratore delegato della Apple che ha aperto all’allontanamento di Steve dall’azienda.


1998
. Jobs è tornato alla Apple, che ha necessità di uscire dalla crisi economica e produttiva. Il prodotto pronto al lancio è il nuovo iMac, che si annuncia davvero come un punto di svolta nel mondo della tecnologia informatica. Joanna Hoffman però, a pochi minuti dall’ingresso di Steve sul palco, è preoccupata per l’ennesimo litigio di Jobs con la figlia Lisa, ora diciannovenne, ma sempre inquieta e vittima del rapporto conflittuale del padre con la madre: e Jobs sembra aver ormai compreso che non può continuare ad andare avanti così. Ma il tempo stringe e la platea che attende l’iMac sta crescendo…



Un uomo dalla personalità particolare

Scontroso. Antipatico. Pieno di sé. Senza scrupoli. Arrogante. Ma pure visionario, precursore dei tempi, geniale nelle intuizioni ancora prima commerciali che tecniche. E’ più o meno questo lo Steve Jobs che Aaron Sorkin e Danny Boyle raccontano, e messo in scena da un Michael Fassbender in stato di grazia. E’ quindi un punto di vista onesto, diretto, senza fronzoli e che non ritrae Jobs come un uomo perfetto o una figura mitica, – e, perché no, da prendere a esempio – ma anzi come una persona piena di difetti e pregi. Questi ultimi sul piano di uomo d’azienda, capace di vedere oltre il presente e pensare un futuro diverso, nel quale il progresso tecnologico passi soprattutto dall’informatica e nel quale il computer diventi uno strumento alla portata di tutti, semplificando il lavoro, stimolando la fantasia e favorendo l’uguaglianza sociale, portando le persone al passo di un mondo che cambia.
I difetti, invece, soprattutto sul piano personale. Semplicemente disastroso: come si ostina sempre a ricordagli la sua fedele collaboratrice, membro della Apple e forse, unica vera amica Joanna Hoffman, – interpretata in maniera magistrale da Kate Winslet – Jobs dimentica troppo spesso di aver avuto una figlia da Chrisann e la piccola Lisa non merita un padre che non la vuole riconoscere. Ma Steve non si commuove facilmente, non si comprende se dentro di sé sappia che sia un comportamento stucchevole e soprattutto inumano. Ma il percorso da genitore di Jobs va di pari passo con gli insuccessi professionali e con le porte che, per lui, dapprima si chiudono alla Apple per poi riaprirsi. Le sconfitte – comunque parziali perché alla fine sarà lui ad aver ragione, in particolare dopo il lancio dell’ iMac del 1998 – servono a Jobs per scontrarsi con la realtà, maturare, arrotondare gli spigoli della sua personalità così particolare, e comprendere che oltre l’ambizione e il lavoro può esserci di più, come una figlia da crescere.

Steve-Jobs


Tra tecnica e scrittura

Di film biografici – in particolare durante l’Awards Season – negli ultimi anni ne sono davvero arrivati tanti. Cosa rende “Steve Jobs” diverso dagli altri? La costruzione del film, probabilmente. Perché Sorkin, oltre ai dialoghi serrati, pungenti, efficaci e mai scontati, che caratterizzano le sue sceneggiature, sceglie tre momenti precisi della vita di Jobs. Il racconto diventa particolare, perché si svolge proprio nel backstage dei teatri dove nel 1984, 1988 e 1998 Jobs presenta alla stampa e al pubblico le novità: qua incontriamo Steve immerso nei suoi problemi e nelle sue aspettative, insieme al suo team di lavoro ma anche con la presenza di Lisa, di sua madre (almeno nei primi anni) ma pure di giornalisti, dirigenti e tecnici. Un incontro dietro l’altro, mentre sale l’attesa per la presentazione, e il film sembra quasi un documentario in certi momenti, con la camera che guarda gli “attori” in scena mentre stanno preparando uno spettacoloDopo la prima parte più introduttiva, nel secondo periodo conosciamo già meglio l’universo di Jobs e il film diventa quasi un thriller, con la ricostruzione drammatica della notte nella quale l’amministratore delegato di Apple John Sculley chiese di scegliere tra le sue scelte aziendali – ovvero di non puntare sul Mac dopo i risultati deludenti di vendita – o di dare ancora credito a Jobs e alle sue idee. Una sequenza, con Fassbender e Jeff Daniels protagonisti, nella quale la regia di Boyle e un montaggio serrato ci regalano un momento di cinema notevole. Per poi dirigerci a un finale più lineare.
Ecco, proprio la regia di Boyle è stata criticata da molti, che l’hanno giudicata poco efficace, assente persino. Forse la mano del regista britannico non si vede sempre ma è forse una scelta precisa nel voler dare campo libero agli attori e a non voler intervenire troppo per modificare quanto impostato da Sorkin in fase di scrittura. Ad ogni modo, come nella sequenza citata in precedenza, quando occorre, Boyle c’è.
A far la differenza in molti tratti sono proprio gli interpreti. Abbiamo citato Jeff Daniels, ma potrei parlarvi anche di Seth Rogen e Katherine Waterston. Ma sono loro due la forza che spinge “Steve Jobs”: Michael Fassbender e Kate Winslet. Fassy sta diventando un attore completo, capace di passare da un ruolo all’altro con estrema leggerezza. La somiglianza fisica con Jobs non è certo perfetta, ma in questo film è più importante l’interpretazione, e Fassbender tira fuori una prova capace di attirare l’attenzione su di sé a ogni scena. Magnetico. Così come Kate Winslet, che è sempre stata un’attrice meravigliosa, e qui torna in primo piano con naturalezza e immediatezza. Entrambi candidati all’Oscar e al Golden Globe (e non solo), con Kate che ha anche ottenuto la statuetta dell’HFPA, lo scorso Gennaio.

Locandina italiana Steve Jobs

Il voto di Ieri, Oggi, Domani

4-stelle

Danny Boyle sembra non voglia entrare troppo all’interno della narrazione, quasi a non modificare l’equilibrio generale impostato dalla sceneggiatura di Aaron Sorkin. Che ha creato un’eccellente impostazione teatrale, con dialoghi efficaci (e sorretti da grandi interpreti), una caratterizzazione onesta, a tratti spietata e non scontata di Steve Jobs, e con la capacità di non essere didascalico ma di mettere in scena tre momenti – da dietro le quinte, reali e non pieni d’apparenza – di un uomo sempre al centro dei riflettori e delle persone che gli stanno attorno. Ma soprattutto nella seconda parte è proprio grazie alla regia di Boyle (e al montaggio) che “Steve Jobs” quasi assume spesso i toni (molto graditi) del thriller.

La scheda del film

“Steve Jobs”, regia di Danny Boyle – USA 2015 – Biografico, Drammatico
interpreti principali e ruoli: Michael Fassbender (Steve Jobs), Kate Winslet (Joanna Hoffman), Seth Rogen (Steve Wozniak), Jeff Daniels (John Sculley), Michael Stuhlbarg (Andy Hertzfeld), Katherine Waterston (Chrisann Brennan), Sarah Snook (Andrea Cunningham), Adam Shapiro (Avie Tevanian), Perla Haney-Jardine (Lisa Brennan a 19 anni), Ripley Sobo (Lisa Brennan a 9 anni), Makenzie Moss (Lisa Brennan a 5 anni), John Ortiz (Joel Pforzheimer), John Steen (Mike Markkula), Mihran Slougian (John Jandali)
Soggetto: dalla biografia “Steve Jobs” di Walter Isaacson
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Montaggio: Elliot Graham
Fotografia: Alwin H. Küchler
Scenografia: Guy Hendrix Dyas
Casting: Francine Maisler
Costumi: Suttirat Anne Larlarb
Musica: Daniel Pemberton
Prodotto da Legendary Pictures, Cloud Eight Films, Decibel Films, Management 360 per Universal Pictures International Italy
Formato: a colori
Durata: 122′
Uscita italiana: 21 Gennaio 2016

Giuseppe Causarano
@Causarano88Ibla


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