Libri

“Caramelle al gusto arancia”, la difficoltà di una scelta

caramelle cover fronte
Una giovane scrittrice, un tema molto delicato, per un’opera prima tutta da scoprire: parliamo di “Caramelle al gusto arancia“, il libro d’esordio di Valentina Orsini.

Introduzione

Venerdì.

Era come tentare di camminare sull’acqua e trattenere il fiato.

Anna conosceva bene quella sensazione, ma stavolta era diverso.

Aveva imparato a nascondere quei fastidiosissimi tic che dalla bocca partono e rigano il viso, lungo la guancia, fino a salire e scrollare gli occhi. Gonfiava la pancia, richiamando a sé tutta l’aria che aveva nel petto, in una volta sola. Guardò l’orologio come come reazione all’ansia che soffoca l’attesa. 
Erano le dieci, la mattina di un esame importante.

Anna e la sua scelta

La storia di Anna è la storia di tante ragazze, di tante giovani donne che hanno una scelta difficile da affrontare. Anna ha un fidanzato, Daniele; è innamorata, e quando ci si ama può accadere la cosa più bella tra tutte: restare in attesa di un figlio. Ma quando ci si ama, e si è giovani – molto giovani – può accadere che non tutti abbiano la forza necessaria per affrontare un periodo bellissimo – la gravidanza – ma anche difficile, nel quale le responsabilità, d’improvviso, sono tante. Forse troppe. Certamente per Daniele, che sembra quasi sparito, o, se c’è, è quasi invisibile per Anna. Che invece avrebbe bisogno di aiuto, di sostegno, per non porsi neppure il dubbio. Quel dubbio. «…lo vuoi o no questo figlio?» è la domanda che rimbomba in testa ad Anna. Che non sa se farlo. Che non sa se ce la farà. Aborto, è questa la realtà che si prospetta. Una settimana per decidere. Valentina Orsini scandisce così l’orologio della vita di Anna da un venerdì all’altro. Ogni giorno di quei sette prossimi giorni come di un confronto che Anna fa con sé stessa, con Daniele, con la sua famiglia, con chi gli sta accanto. Per capire, per decidere. E qui sta il punto. CHI gli sta accanto. Forse nessuno gli sta DAVVERO vicina. Come Anna vorrebbe. Trova rifugio forse quando, un paio di vole a settimana, va casa del piccolo Andrea per alcune ripetizioni, e per Anna sono “due ore piacevoli”. Anche i genitori di Andrea, il signor e la signora Floris, “sono gentili”. Quella gentilezza della quale Anna avverte la necessità.

Sabato

«Ciao ma’!»
Anna rientrò in casa. Chiuse la porta fermandosi davanti allo specchio che faceva da appendi abiti nel corridoio. Con gli specchi aveva fatto un patto, e nessuno dei due avrebbe mai cercato l’altro. Ma quella promessa di indifferenza reciproca era destinata a rompersi, Ad un tratto gli specchi hanno iniziato a fiutare l’odore di Anna, come vampiri di vetro assetati di sangue. La cercavano, la volevano a tutti i costi.
«Che dicono i Floris, tutto bene?»
La voce della madre arrivò dalla cucina, e insieme a lei l’odore inconfondibile della torta di mele appena sfornata. Il dolce preferito della sua bambina. Sa come coccolarla a volte. Non parla, ma ha le mani d’oro e i suoi dolci leniscono ogni tipo di male. Grande o piccolo che sia, quei dolci guariscono. Senza accorgersene, Anna si avvicinò allo specchio. Posò la giacca blu e tornò indietro di un passo, giusto per guardarsi meglio. Con la testa di sbieco mise a fuoco la sua immagine riflessa.
“Avete infranto la promessa. Vi odio!”
Sbirciando se stessa trovò un’altra donna.
Sfiorò il ventre, scoprendolo un po’.
«Sì tutto bene mamma, le solite cose.»

La scrittura di Valentina è leggera e profonda allo stesso tempo. Riesce a trasmettere il disagio di Anna riempiendo però il racconto di particolari, sfumature e colori. In questo breve estratto, c’è poi (sì, lo ammetto, mia deformazione cinematografica!) un qualcosa di hitchcockiano, perché quegli specchi che osservano e circondano Anna pongono la protagonista al centro dell’attenzione, come in un gioco di inquadrature ravvicinate con il personaggio che viene guardato da tutti, penso al Cary Grant/Roger Thornhill di “Intrigo Internazionale” nella sequenza ambientata all’ONU o nel ristorante di Rapid City, in una crescente tensione che evidenzia la condizione di accerchiamento e difficoltà di Roger. Così Anna, accerchiata dal mondo che le sta attorno, si sente osservata persino dallo specchio del corridoio, che altro non fa che ricordarle che la pancia inizia a crescere. Ma se volete, esso è più diretto persino della sua famiglia o di Daniele, che quasi ignorano – consapevolmente – il grido d’aiuto che Anna vuol lanciare ma tiene spesso troppo soffocato.
Altro rifugio fondamentale per Anna è Carlotta.

Domenica

All’indomani di nuovo la fuga in bagno, di nuovo tanti puntini rossi in viso, la paura di morire.
“Ora le scrivo. Devo. Carlotta magari mi aiuta a capire meglio, lo fa spesso, e solo lei riesce  a farmi guardare le cose da un’altra prospettiva. Lei è la parte di me che non c’è, che non ho il coraggio di avere. Dove io mi blocco lei arriva, aprendo una strada che serve a tutte e due per andare avanti.”
Uscita dal bagno tagliò il corridoio per raggiungere la camera, non voleva incrociare di nuova la madre, né tantomeno sentire l’ennesima delle sue amorevoli trovate da mamma apprensiva a e pronta a servire il tè. Chiuse la porta, guardò verso la libreria rapita ancora dall’odore di quel film. Sorrise e prese il telefono in mano. Era ora di scrivere a Carlotta.
“Totta ci vediamo? Ho tanto bisogno di te…”
Carlotta per Anna è Totta. Si conoscono da dodici anni, da quando Anna si è trasferita lasciando la città per la campagna. […] Carlotta è più grande di Anna, ha venticinque anni. Alta, con le spalle larghe ma non troppo, e il viso da guardare sempre con il collo un pò piegato all’indietro. Almeno per Anna è così. Carlotta è il suo esatto contrario, sportiva, dinamica, ribelle, coraggiosa, tonica più nei pensieri che nella pelle. Anna crede che a lei riesca meglio vivere, perché tutte lo volte che prova a capire cosa le manca, a cercarlo chissà dove, alla fine lo trova in lei. Nelle braccia lunghe ed elastiche, negli occhi verdi e frizzanti, della sua migliore amica. La sorella maggiore che non aveva avuto, ma che la vita in qualche modo le ha dato.

Carlotta in qualche modo completa Anna. Carlotta porta con sé i colori, l’armonia, è quel che Anna vorrebbe essere. Ma ancora di più, in un momento nel quale decidere se quella nuova vita che Anna porta dentro di sé possa e debba avere un futuro. E chi meglio di una vera amica, e sincera, ti può consigliare?
Ci sono i pro, e i contro, perché comunque una decisione grave non può essere presa alla leggera. Anna lo sa, lo sente, ma mentre tutto intorno appare minaccioso, lei avrebbe bisogno di serenità per capire. Perché il mondo spesso opprime le giovani donne messe di fronte a tale scelta? Dare la vita, diventare madri è meraviglioso, ma c’è un momento in cui il tuo corpo e la tua anima ti chiedono di comprendere se sia la cosa giusta da fare. E non è per egoismo, no, ma consapevolezza di poter dare un futuro che un figlio ha diritto di avere ma nel miglior modo possibile.
Il tema dell’interruzione volontaria della gravidanza è sempre di più drammatica attualità. Nonostante, dopo lunghe battaglie legislative, sia stato regolamentato anche nel nostro ordinamento giuridico con la l. 194/1978, lo scontro politico e sociale continuo e senza fine. Dato allarmante di questi giorni è la statistica secondo cui sono sempre di meno i medici che eseguono la pratica dichiarandosi obiettori e comunque sempre meno le strutture sanitarie che accettino la richiesta.
Una delle tante qualità di “Caramelle al gusto arancia” è che non giudica, ma osserva e racconta. Attraverso la storia di Anna. Poi starà al lettore trarre le proprie valutazioni. Valentina Orsini pone un problema che agita da anni il nostro Paese, che in sé ha sempre uno scontro acceso tra un’anima più conservatrice e una più riformatrice, soprattutto in tema di conquiste sociali. Quel che ho colto, in particolare, è però un aspetto altrettanto importante che Valentina ci propone, e ovvero la solitudine alla quale molte donne vengono destinate dalle strutture, dalla società e, talora, anche dalla famiglia quando si parla di aborto, che viene visto come un male assoluto a prescindere, e non viene affrontato con determinazione e serietà, anche per garantire supporto medico e psicologico a chi decide di compiere una scelta, anzi, quella scelta. Qualunque essa sia, infine.

L’autrice

Valentina Orsini
nasce a Roma, il 10 agosto del 1985.
Dopo aver conseguito il diploma in un istituto tecnico, capisce che i numeri e l’informatica non rispecchiano appieno la sua più vera natura. La laurea in Letteratura, Musica e spettacolo segna l’avvio del suo percorso di crescita, umana ancor prima che professionale, e apre le porte al mondo della critica. Blogger e critica cinematografica, speaker radiofonica, ma “soprattutto mamma” appassionata di dolci e cucina.
Dal 2012 gestisce con amore e passione il suo Blog, CriticissimaMente.
“Caramelle al gusto arancia” segna il suo esordio letterario.
Un’opera prima che lascia davvero colpiti.

caramelle cover

La scheda del libro

“Caramelle al gusto arancia” , di Valentina Orsini
Leucotea Edizioni
brossura fresata
digitale

116 pagine

In libreria dal 10 Novembre 2015 per Leucotea Edizioni ed è disponibile anche sul sito della casa editrice, cliccando qui, e su Amazon, cliccando qui.

Giuseppe Causarano
@Causarano88Ibla

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