Attualità

La Giornata della Memoria 2015


27 Gennaio 1945
: le truppe sovietiche della Prima Armata del Fronte Ucraino entrarono nel campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, e trovarono 7.000 prigionieri ancora in vita. I nazisti, come ultimo atto, li avevano lasciati lì perché considerati ‘malati’. Quel giorno segnò la fine di una delle più grandi tragedie della storia dell’Umanità: l’Olocausto.

Il 27 Gennaio è stato proclamato come Giornata della Memoria, per ricordare la tragedia di ciò che è stato e per mantenere alta l’attenzione affinché non si ripeta di nuovo nulla di simile.
Secondo un recente studio dell’Holocaust Memorial Museum di Washington (fonte Indipendent – Il Sole 24 Ore), potrebbero essere state tra 15 e 20 milioni le persone imprigionate o uccise dai nazisti, a fronte di una rete di campi di sterminio e centri di detenzione due volte più ampia di quella presa in considerazione finora. La ricerca ha catalogato tutti i campi di lavoro, campi di prigionia e ghetti creati dal regime di Hitler, insieme ai campi di sterminio, arrivando così a identificare oltre 42.500 siti usati per perseguitare e uccidere. Fino ad oggi si ritenevano in circa 20.500 i centri usati dai nazisti e in circa 12 milioni le vittime dell’Olocausto, delle quali circa 6 milioni di ebrei e altre 6 milioni di categorie ritenute ‘indesiderate’, tra i quali omosessuali, disabili, minoranze di varie etnie, persone di spiccate idee politiche e religiose.

L’abominio dell’approvazione e promulgazione delle leggi razziali e la conseguente persecuzione delle persone colpite da tali ‘norme’ è una vergogna della quale, dopo la Germania nazionalsocialista hitleriana dal 1933 in poi, si è resa responsabile anche l’Italia fascista. Il Regio Decreto Legge del 17 Novembre 1938, n.1728, recava il titolo “Provvedimenti per la difesa della razza italiana”, con il quale furono prese decisioni in merito al matrimonio misto, ai cittadini di razza ebraica e alla loro condizione sociale, economica, politica, ritenuta del tutto ‘inferiore’ a quella della razza ‘ariana’. Gli ebrei e tutti coloro colpiti dalla legislazione vennero prima sistematicamente esclusi dal tessuto sociale italiano, per arrivare poi alle peggiori conseguenze dell’arresto e deportazione nei campi di concentramento e nei campi di sterminio, come prevedeva anche la legge razziale tedesca, con l’inasprimento successivo del conflitto mondiale. Ma le ragioni che spinsero l’Italia del duce a varare tale legislazione non furono solo politiche in quanto alleata di Hitler, ma vi furono precise scelte per fine economico e di interesse contro in particolare i cittadini di religione ebraica che, sebbene fossero una minoranza, erano ben instaurati nel mondo del commercio e dell’industria; non da ultimo, per un’autoaffermazione di superiorità decisionista da parte della dittatura che addusse motivazioni pseudo-scientifiche in merito alle distinzioni tra razze, in una deriva totalitarista che negava i diritti di molti cittadini italiani.

Campo di sterminio di Auschwitz

La legislazione razziale italiana venne abrogata con la Legge 20 Gennaio 1944, n.25. In una sentenza del Tribunale di Milano del 10 Dicembre 1945, il giudice Arru, estensore della stessa, affermava che “dall’esame di tutta la legislazione razziale si evince che lo Stato si proponeva di eliminare il cittadini di razza ebraica dalla vita politica, intellettuale ed economica della nazione, intendeva considerarlo come un essere inferiore al cittadino ariano, negandogli l’esercizio di alcuni diritti e facoltà pubbliche e private o riducendogli rigorosamente l’esplicazione di quelle poche consentite”. Tutto ciò è stato ribadito a più riprese, e ancora più decisamente, da sentenze risarcitorie dei decenni successivi che servono da richiamo convinto a chi ancora oggi, dopo 70 anni, nega l’esistenza della Shoah nei confronti del popolo ebraico e della persecuzione razziale.

La Memoria va esercitata sempre. Ed in particolare le giovani generazioni devono conoscere e comprendere quanto drammatica sia stata la portata di un abominio che l’Umanità non dovrà mai più sopportare. 

Giuseppe Causarano

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