“Il Laureato”, ritratto di un’epoca


“Il Laureato” (titolo originale: The Graduate)
è un film del 1967 diretto da Mike Nichols, con Dustin Hoffman, Katharine Ross e Anne Bancroft tra gli interpreti principali. Una pellicola che ha riscosso un grande successo di pubblico, soprattutto tra le giovani generazioni, in un periodo cruciale per il cambiamento della società americana e internazionale, e riflette il senso di insoddisfazione generale nei confronti del modo di vivere già predisposto per molti ragazzi, che vorrebbero scrivere con le loro idee il proprio futuro.

Benjamin Braddock (Dustin Hoffman) si è appena diplomato al College e torna a casa, ma ha parecchi dubbi su quello che potrebbe essere il proprio futuro: continuare a studiare, cercare un lavoro o seguire i “consigli”, interessati, dei propri genitori, che vorrebbero fargli già una posizione, spingendolo a cercarsi una ragazza e quindi entrare nel mondo degli affari? A un ricevimento per festeggiare il suo ritorno, Ben si disinteressa, immerso nei suoi pensieri, quando tra gli invitati lo avvicina la Signora Robinson (Anne Bancroft), moglie del socio d’affari di suo padre. Una bella donna, distinta, ma che con una serie di scuse si fa accompagnare a casa da Ben, tentando di sedurlo: ma l’arrivo del marito (Murray Hamilton) interrompe tutto. La relazione tra Ben e Mrs.Robinson, però, inizierà comunque, in una camera d’hotel di lusso, e andrà avanti per qualche tempo, consumandosi col passare degli incontri, e concludendosi inevitabilmente, non andando mai oltre il rapporto sessuale. Intanto torna a casa dal College anche Elaine (Katharine Ross), figlia dei Robinson, della quale Ben quasi aveva dimenticato l’esistenza: adesso è una bellissima ragazza, dolce e sensibile, e tra lei e Ben nasce una tenera amicizia che diverrà amore, in breve tempo, nonostante le minacce della Signora Robinson al ragazzo, accecata dalla gelosia e dall’invidia verso la figlia. Ma l’ira della donna porterà presto a complicare con ogni mezzo la relazione tra i due giovani, e per Ben la strada verso la felicità con Elaine sarà piena di ostacoli…

Tratto dal romanzo di Charles Webb, scritto da Buck Henry e Calder Willingham, “Il Laureato” venne presentato per la prima volta al Lincoln Art and Coronet Theatres di New York nel dicembre 1967. E il riconoscimento alla bellezza di questo film fu quasi immediatamente unanime, tanto che poco tempo dopo anche il New York Times gli dedicò un completo articolo di oltre 20 pagine. Tra i giovani, soprattutto, il successo fu tale che gli incassi lievitarono ben oltre le previsioni dei produttori. Sette Nominations al Premio Oscar e la statuetta di Miglior Regia a Mike Nichols, cinque Golden Globes vinti e cinque BAFTA, un trionfo anche di critica.
Indubbiamente “Il Laureato” coglie molte delle problematiche dei giovani americani del 1967. Siamo per di più alla vigilia delle contestazioni studentesche del ’68 e la questione dell’intervento in Vietnam degli Stati Uniti stava per scavare un solco nella giovane generazione, che ne sarebbe stata segnata. A questo, si aggiunge il fatto che il film va a centrare un discorso che la società non si era posto con chiarezza: un senso di insofferenza verso la condizione sociale acquisita che appiattiva le iniziative e sopprimeva i sogni, anche i più estrosi, che i ragazzi coltivavano. Quasi un controsenso, se si pensa alle difficoltà del dopoguerra e ai sacrifici che tutti avevano dovuto compiere per risollevare l’economia americana, indebolita dalle spese sostenute nel conflitto mondiale e comunque costretta a un ruolo di leader internazionale. Negli anni ’60, l’espansione tecnologica e il progresso avevano di molto migliorato la condizione sociale di parecchi milioni di statunitensi e ampliato le classi medie e alte. A una famiglia benestante appartiene pure Benjamin Braddock, che per l’appunto, tornato a casa dagli studi necessari, si trova in un imbuto dal quale non sa uscire. La sicurezza economica non è più un problema assillante, per questa fetta di società: il vero problema è affermarsi all’interno del contesto nel quale si vive. E Ben si trova davanti l’incombenza di genitori ambiziosi e esigenti che non lasciano al protagonista il tempo per pensare e riflettere. Se lo prende Ben, questo tempo: ma il fallimento, per lui, è un’ipotesi non certo remota. Fallimento? A quella giovane età? Secondo la visione florida e rassicurante della sua famiglia (e dei parenti,  degli amici), farsi una ‘posizione’ è necessario per stabilire la propria personalità nella società. Ma tra Ben e il resto delle persone c’è un muro, invisibile, ben rappresentato da riprese attraverso vetri o dentro una tuta da sub in piscina, poiché è isolato e non sente altro che il ‘suono del silenzio’, una parete difficilmente superabile che evidenzia le difficoltà nel comunicare con gli altri del ragazzo.

E ancora meglio a descrivere lo stato d’animo di Ben sono Paul Simon e Art Garfunkel, che assieme a Dave Grusin compongono la colonna sonora del film. La canzone di testa, “The Sound of Silence” – scritta da Simon per l’album “Wednesday Morning, 3 A.M.” del 1964 ed eseguita solo per chitarra e voce, poi brano d’apertura dell’album “Sounds of Silence” del 1966, e arrangiata nuovamente per il film – parla proprio di incomunicabilità, di ‘suono del silenzio’ che circonda l’individuo e lo allontana dagli altri, allo stesso tempo invita a superarlo, ma è un richiamo che resta inascoltato. Eccone alcuni passaggi:

“Hello darkness, my old friend
I’ve come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never shared
No one dared
Disturb the sound of silence

Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you
But my words like silent raindrops fell
And echoed in the wells of silence”.

La sequenza iniziale

Un muro di silenzio che Ben non supera di certo neppure quando inizia la sua relazione con la Signora Robinson, che lo seduce e lo attira nella sua vita annoiata, dedita al lusso e all’alcool: cinica, fredda e incapace di provare sentimenti, non riesce però a cambiare il modo di vedere di Ben, che mantiene le sue idee, si lascia attrarre ingenuamente ma conserverà la propria autenticità in una società ipocrita e materialista. La sua vergogna nel farsi vedere e scoprire, la sua difficoltà anche a farsi servire al bar, la volontà di andare oltre le apparenze ispirano la nostra simpatia innata verso Benjamin. Che anche quando vorrebbe scoprire chi è Mrs.Robinson oltre il sesso, trova resistenze e fastidio: resta la differenza d’età e la diversa visione della vita, per fortuna di Ben.
La musica di Simon & Garfunkel scandisce anche la parte centrale del film, con i brani “Mrs.Robinson” (che verrà proposto poi nell’album “Bookends” del 1968 in una versione estesa)  e “April come she will” (tratto dall’album del 1966, citato prima).
Se “Mrs.Robinson” sembra quasi una dedica al personaggio

And here’s to you, Mrs. Robinson
Jesus loves you more than you will know, wo wo wo
God bless you please, Mrs. Robinson
Heaven holds a place for those who pray, hey hey hey
Hey hey hey

“April come she will” descrive un’esperienza(un amore possibile?) che comincia e malinconicamente, in pochi mesi, va verso la fine

April come she will
When streams are ripe and swelled with rain;
May, she will stay,
Resting in my arms again.
June, she’ll change her tune,
In restless walks she’ll prowl the night;
July, she will fly
And give no warning to her flight.
August, die she must,
The autumn winds blow chilly and cold;
September I’ll remember
A love once new has now grown old.

Ma arriverà il momento nel quale Ben riuscirà a superare i propri dubbi, incertezze e difficoltà. Sarà l’incontro con Elaine a cambiarlo. I due ragazzi resteranno gli unici due personaggi veri, autentici, vivi della storia. Guardando il film si apprezza la pienezza di quanto scrivo. Per chi non lo avesse visto, di voi, gentili lettori, sarà magnifica occasione per riscontrare tutto questo. Qui non svelerò naturalmente i particolari della seconda parte della pellicola ma per Ben non sarà facile dimostrare la sua ‘innocenza’, intesa come mancanza di colpa nei comportamenti ma anche come purezza d’animo, così come è sincera la bella Elaine, che avrà l’occasione per capire e comprendere, e ‘rompere’, insieme a Ben, gli schemi che la società vuole loro imporre.

Entrambi faranno sentire la loro voce (infrangeranno il ‘silenzio’…), dirigendosi verso il futuro, in qualche maniera. A scandire i momenti difficili per Ben è “Scarborough Fair/Canticle”, brano tratto dall’album “Parsley, Sage, Rosemary and Thyme” del 1966, tema ispirato a una ballata tradizionale inglese e che narra di imprese che la donna amata da un giovane deve compiere perché possano vivere il loro amore. Una canzone piena di significati e simbolismi, descrive di ingredienti e oggetti ritrovabili nella Fiera di Scarborough, che si teneva in epoca medievale in Gran Bretagna.

Un film innovativo anche dal punto di vista tecnico e interpretativo. Il Premio Oscar a Mike Nichols indica proprio l’equilibrio e la misura che il regista riesce a dare al racconto e sottolinea anche lo stile di ripresa che ha utilizzato, con soggettive del personaggio di Ben che pongono lo spettatore dal punto di vista del protagonista e mostrano capacità di saper cogliere i particolari in tutti i momenti dell’opera. E poi, tre attori principali straordinari: un giovane Dustin Hoffman che si consacra con “Il Laureato” e si dimostra già quel grande attore che sarà negli anni successivi e ancora oggi, perfetto a rendere il Benjamin impacciato, timido, innamorato, impaurito e poi determinato; la bellissima Katharine Ross, l’affascinante Elaine, delicata e sensibile; e l’immensa Anne Bancroft, compianta attrice che impersona la Signora Robinson, un concentrato di classe, fascino, ma anche cinismo e cattiveria, donna isterica e fuori controllo, possessiva e invidiosa, una delle icone del Cinema degli anni ’60.

Il voto di “Ieri, Oggi, Domani”

5-stelle

“Il Laureato” è un film che ha fatto epoca.

La Scheda del Film

“Il Laureato” (The Graduate), regia di Mike Nichols – USA 1967 – Commedia, Drammatico
attori e ruoli Dustin Hoffman (Benjamin Braddock), Anne Bancroft (Mrs. Robinson), Katharine Ross (Elaine Robinson), Murray Hamilton (Mr. Robinson), William Daniels (Mr. Braddock), Elizabeth Wilson (Mrs. Braddock), Buck Henry (impiegato dell’hotel), Brian Avery (Carl Smith), Walter Brooke (signor Maguire), Alice Ghostley (signora Singleman), Norman Fell (signor McCleery), Marion Lorne (signorina De Witt). 
Soggetto: tratto dal romanzo di Charles Webb
Sceneggiatura: Buck Henry, Calder Willingham
Montaggio: Sam O’Steen
Fotografia: Robert Surtees
Costumi: Patricia Zipprodt
Scenografia: Richard Sylbert
Suono: Jack Solomon
Musica: Dave Grusin
Canzoni: Paul Simon, cantate da Simon & Garfunkel
Prodotto da Lawrence Thurman per Avco Embassy, Universal, colore Technicolor, girato in Panavision, 105′

Giuseppe Causarano
Twitter @Causarano88Ibla

4 thoughts on ““Il Laureato”, ritratto di un’epoca

  1. Capolavoro assoluto nonchè capostipite del filone cinematografico definito “New Hollywood”, insieme ad un altra pellicola di culto del calibro di “Easy Rider”. Un film che dovrebbe trovare spazio nella cineteca di chiunque si voglia definire “cinefilo”. E infatti colpevolmente nella mia manca… E me ne vergogno immensamente. Ma rimedierò…

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  2. Ecco uno dei film che devo assolutamente vedere: fra le mille repliche che si susseguono in tv mai che ci siano quelle di classici come questo, che da anni mi sfugge. Mi hai ricordato che devo recuperarlo al più presto! 🙂

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