C’era una volta… l’attesa del piacere

Il cast di The Odyssey a Londra

Per alcuni, essere nolaniani, di questi tempi, sembra un reato. Finora, per molti, è stata invece “solo” una colpa. Eppure, vi garantisco, esserlo è vivere continuamente un’esperienza emozionante. Solo oggi ho rivisto per la centesima (?) volta il prologo di Inception e TENET: è come se fosse stata la prima.

Tra i momenti più attesi dell’essere nolaniani vi è indubbiamente quello che precede l’arrivo di un nuovo film di Christopher Nolan, generalmente ogni tre anni (magari in futuro le cose potrebbero cambiare). Ma per Odissea (nelle sale italiane dal prossimo 16 luglio, ndr) è stato diverso, finora.

Nolan ha delle abitudini ben definite, sia da quando lavorava con Warner Bros., ma anche adesso che collabora con Universal. Abitudini che ogni nolaniano conosce e pregusta a ogni nuova pellicola. Gira il film un anno e qualche mese prima dell’uscita prevista; poi passa ad altri mesi di post-produzione, fino alla fase promozionale. Quindi arrivano i trailer, a cadenza di quattro mesi a partire da un anno prima dell’uscita. Per il regista britannico, lo sappiamo bene, il tempo non è un gioco e nemmeno qualcosa da sprecare, ma accrescere l’attesa fa parte di ogni nuovo progetto. Da questo punto di vista, le lunghe attese di Interstellar e Dunkirk, ma anche della Trilogia del Cavaliere Oscuro, rimarranno insuperabili, anche per il semplice fatto che, a distanza di qualche anno, la frenesia di conoscere un film fin dal set e la caccia allo spoiler sono diventati un problema. Insomma, quel rito collettivo sta svanendo, ma se su ciascun aspetto che aveva preceduto TENET aveva influito la pandemia mondiale, per Oppenheimer si era scelta una strada più neutra, anche perché un film biografico richiedeva una presentazione meno “spettacolare” e, inoltre, questo ha consentito di scoprire direttamente in sala un Nolan quasi inedito.

Un'immagine da The Odyssey

Odissea sembrava potesse appassionare un pubblico trasversale fin dal periodo delle riprese, molte delle quali avvenute in Italia. Una storia universale che si rinnova continuamente, la cui trasposizione, secondo una visione contemporanea di un autore ormai ampiamente consacrato all’olimpo del cinema, avrebbe unito intrattenimento e poema epico. Invece no. Una “certa opinione pubblica internazionale”, cui il “popolo dei social” si è subito aggregato, ha stabilito che il cast formato da Christopher Nolan e John Papsidera (storico direttore del casting del regista) fosse sbagliato.

Matt Damon è “fuori ruolo”; Tom Holland e Zendaya “avrebbero fatto meglio a restare Spider-Man e MJ”; Anne Hathaway forse si salva, ma “è ovunque”; Charlize Theron “troppo algida”; Robert Pattinson “pessimo come sempre”; Samantha Morton “benino”; ma è su Elliot Page sospettato come “nuovo Achille” (e poi si è scoperto che non lo è affatto) e sulla Elena di Lupita Nyong’o (“NERA?!”) che abbiamo toccato l’apice. Nolan è diventato “woke” (come se esserlo fosse un problema, questo accade perché questo termine, ormai, si utilizza soltanto con accezione negativa); “politically correct”; “accondiscendente con l’Academy e le quote attoriali richieste dai premi americani solo per ricevere le candidature” e, infine, “verme”, come lo ha definito Elon Musk (che forse stava guardando uno specchio quando l’ha detto).

Non voglio, in aggiunta alle polemiche sugli interpreti, entrare nel merito del giudizio di storici e antichisti, perché sono studiosi del mito e dell’epica (come umilmente lo sono stato anche io al Liceo Classico), ma pretendere la fedeltà storica da un film tratto da un’opera divisa in 24 libri e, per lo più, frutto della tradizione orale di circa 2.700 anni fa, è sempre leggermente pretenzioso. Vero è che non potresti mai vedere un orologio o un’arma da fuoco in un film ambientato nel XIII secolo a.C., ma possono esserci molte ragioni per le quali in un’opera si trovano elementi di altra epoca, per lo più successiva, o si compiono certe scelte “singolari”. Il mito, di per sé sfuggente, non è certo un trattato bellico del periodo romano, e nemmeno è paragonabile alle Storie di Erodoto. Perché dal cinema epico si pretende il dettaglio?

Matt Damon e Zendaya in The Odyssey

Ma non è nemmeno questo il punto. La questione è il clima d’odio e di disprezzo che è stato montato ad arte su Odissea e sul suo cast, dal quale mi sono tenuto volontariamente alla larga per evitare di rovinarmi l’ultimo barlume di piacere nell’attesa dell’uscita del film. Un diritto che dovrebbe avere ogni spettatore che attende l’arrivo di un’opera, dopo aver coltivato legittime aspettative, pur essendo consapevoli che ormai l’approccio all’uscita di una pellicola sia diverso dal recente passato.

Nel caso specifico di Odissea mi auguro, e non ho alcun motivo per non confidare in questo, che sarà l’ennesimo capolavoro di un regista la cui preziosità è sempre troppo poco valutata da molti. Mi auguro possa bastare la forza del grande cinema nolaniano a spazzare via le questioni di lana caprina che aleggiano intorno alla pellicola, perché non si contano più i commenti affrettati, offensivi, astiosi e gratuiti da parte di chi preferisce il trionfo della distruzione e del pregiudizio, rispetto a chi vuole costruire arte cinematografica attraverso la propria visione. Che può piacere o meno, ma andrebbe rispettata. A meno che non si voglia dar ragione a quelli come Musk.

“Alcuni uomini vogliono solo veder bruciare il mondo”, diceva Alfred/Michael Caine in Il Cavaliere Oscuro. Ah già: era diretto da Christopher Nolan.

Pubblicato da Giuseppe Causarano

Laureando in Storia, politica e relazioni internazionali presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Catania e giornalista cinematografico presso diversi siti e testate italiane, mi dedico da sempre alle mie più grandi passioni, il Cinema e la Musica (e in particolare le colonne sonore), che rappresentano i miei punti di riferimento personali. Tra i miei interessi anche i principali eventi internazionali dell'attualità, dello spettacolo, dello sport (soprattutto motori, calcio e ciclismo) e della cultura in generale.

2 pensieri riguardo “C’era una volta… l’attesa del piacere

    1. Ed è un piacere per me tornare a scrivere qui, che è come una casa, e ritrovare te! Nel frattempo ho continuato sempre a leggerti 🙂 Ho sentito il bisogno di tornare a scrivere “libero”, e spero possa tornare a essere una bella abitudine!

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