Un attore, una storia: Nino Manfredi


(1^ Parte) “Ieri, Oggi, Domani” comincia un nuovo lungo viaggio dentro i percorsi cinematografici, e non solo, dei più grandi attori e delle più importanti attrici della storia del Cinema italiano e internazionale, suddividendo il racconto in frammenti. Il primo attore di cui parleremo è Nino Manfredi.

Saturnino Manfredi, detto Nino, nasce a Castro Dei Volsci(Frosinone) il 22 Marzo del 1921, e da giovane frequenta l’Università e contemporaneamente, subito dopo la guerra, l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, che in quegli anni aveva tra gli studenti alcune delle più importanti personalità dello spettacolo italiano. L’esordio sulla scena è al Festival Mondiale della Gioventù a Praga, nel 1947, con due spettacoli, e continua a seguire la sua vocazione teatrale con la compagnia di Vittorio Gassman e Evi Maltagliati; quindi lavora nel Piccolo Teatro di Milano di Giorgio Strehler fino al 1952, per poi fare ritorno a Roma. L’avvio della popolarità per Nino Manfredi arriva alla Radio, con alcuni varietà nei quali mostra la sua capacità di attore adatto alla commedia per naturalezza nelle battute e negli sketch, e poi torna in teatro, diventando un volto prima dello spettacolo di rivista, per arrivare alle commedie musicali e infine, diretto da Garinei e Giovannini, a quello che sarà il grande successo con il “Rugantino” nel 1962. Tra diverse apparizioni in televisione, ad esempio a Canzonissima, creando il personaggio del ‘Barista di Ceccano’,  giungono finalmente le prime vere occasioni per il Cinema.

Solo alcune comparse e piccolissime parti fino al 1955, con un ruolo più consistente in “Lo scapolo” di Antonio Pietrangeli (anche con Alberto Sordi),  “Gli innamorati” di Mauro Bolognini, ma soprattutto “Guardia, Guardia Scelta, Brigadiere e Maresciallo”, ancora diretto da Bolognini, nel 1956, divertente commedia con un cast composto da Nino e da Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo e Gino Cervi. Seguono altri film quali “Susanna tutta panna” (regia di Steno, 1957), “Venezia, la Luna e Tu” (regia di Dino Risi, 1958, con Alberto Sordi e Marisa Allasio), “Camping” (regia Franco Zeffirelli, 1958) e la parte di ‘Piede Amaro’ in “Audace colpo dei Soliti Ignoti” di Nanni Loy, sequel del capolavoro di Mario Monicelli.

Ma per Nino Manfredi arriva il momento di diventare il protagonista delle pellicole alle quali prende parte. Dopo un primo film nel quale avevano lavorato insieme due anni prima, Gianni Puccini lo dirige in “L’impiegato”, e Manfredi collabora anche al soggetto e alla sceneggiatura. Interpreta il ruolo di Nando, un impiegato insoddisfatto del proprio lavoro che è diviso tra la banalità quotidiana e il fascino del sogno di diventare uno scrittore. Finché un giorno arriva l’ispettrice Jacobetti (Eleonora Rossi Drago), inviata per verificare il personale dell’ufficio di Nando e impostare nuovi metodi di lavoro. Presto la Jacobetti diventerà la donna dei sogni dell’impiegato,  dapprima incubo, infine sollievo. Nando usa la notte per fuggire dal giorno.
Prende parte a “Crimen” di Mario Camerini nel 1960, in un cast composto anche da Vittorio Gassman e Alberto Sordi; quindi è il protagonista in “Il Carabiniere a cavallo” (regia di Carlo Lizzani, 1961) e “A cavallo della tigre” (regia di Luigi Comencini) e partecipa a “Il Giudizio Universale” di Vittorio De Sica.
Torna personaggio principale nel 1962 in “Anni ruggenti”, diretto da Luigi Zampa. Un eccezionale ritratto satirico e sferzante del periodo fascista nel quale Manfredi è il giovane assicuratore Omero Battifiori, che arriva in un paese della Puglia per cercare di concludere qualche affare. Ma siamo nel 1937 e Omero viene scambiato da tutti per un ispettore fascista, dato che il podestà locale aveva ricevuto una lettera nella quale si annunciava una visita a sorpresa. E tutti i notabili del luogo vanno in agitazione, sapendo di essersi arricchiti ai danni della finanza pubblica. Di qui una serie di equivoci per un film divertente e pungente.

Sempre nel 1962, prende parte a due film a episodi: “I motorizzati” e soprattutto “L’amore difficile”, nel quale diventa per la prima volta regista e completa il suo percorso di autore, dopo aver partecipato numerose volte alla scrittura (anche senza accreditarsi) dei film e dei suoi personaggi. Nell’episodio, “L’avventura di un soldato”, tratto da un racconto di Italo Calvino, si incontrano su un treno un militare e una donna, vedova, e i due danno il via, inevitabilmente, a un gioco di sguardi e mosse per tutto il percorso, senza mai parlare. Un piccolo gioiello che mostra l’abilità di Manfredi dietro la macchina da presa, come vedremo in altre due occasioni.

Lavora due volte con Antonio Pietrangeli, in “La Parmigiana” del 1963 (con Catherine Spaak) e in “Io la conoscevo bene” del 1965 (con Stefania Sandrelli). La forza di Manfredi in questo periodo sta nel passare con estrema leggerezza da film estesi a film a episodi, genere di grande successo a inizio anni ’60. Continua la collaborazione con Dino Risi in “Il Gaucho” del 1964 (protagonista è Vittorio Gassman),  prende parte tra gli altri a “I cuori infranti” (regia di Gianni Puccini, 1963), “Controsesso” e “Alta infedeltà” (1964), “I complessi” (nell’episodio diretto da Dino Risi, 1965), “Thrilling” (nell’episodio diretto da Ettore Scola, 1965) e in un altro film a episodi, diretto da Nanni Loy, “Made in Italy” (1965).

Nella seconda parte, prossimamente, ripercorreremo il periodo centrale della carriera di Nino Manfredi, dal sodalizio artistico con Dino Risi, Ettore Scola e al primo film con Luigi Magni, “Nell’anno del Signore” del 1969, fino al capolavoro che lo vide regista e attore nel 1971, ovvero “Per grazia ricevuta”.

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